Gusto Umbria  propone i prodotti del territorio ad Artigiano in Fiera a Milano !

Gusto Umbria  propone i suoi prodotti ad Artigiano in Fiera a Milano !

Un grande successo per i prodotti del Consorzio “Gusto Umbria Terre dell’Upupa”.

Il consorzio di recente costituzione avvalendosi di materie prime di alta qualità provenienti “esclusivamente” da produttori locali e grazie ad un laboratorio di trasformazione realizzato dal Comune di Parrano e affidatogli in gestione tramite un bando di evidenza pubblica, ha realizzato una gamma di prodotti che stanno riscuotendo un grande successo sul mercato.

Si va dalle confetture, partendo dalle Classiche (fichi, albicocche, susine ecc.) per arrivare ai frutti “dimenticati” cotogne, melagrane, marroni ecc. passando alle salse di ceci, cavolo o tartufo o i sughi pronti da abbinare alle paste artigianali preparate con grani antichi come il gentil rosso, che produttori laboriosi continuano a coltivare ed a ricercare con passione nonostante  le “moderne” logiche economiche, sostenuti da una richiesta sempre più marcata di prodotti sani e genuini.

Lo zafferano , l’olio, il vino, il miele i tartufi ed i funghi, in purezza o combinati, completano un’offerta per tutti i gusti e per tutte le occasioni.

La maniufestazione c’è fino a domenica 10 Dicembre alla  Fiera dell’Artigianato di Milano al Padiglione Umbria Pad 03 stand K105 per gustare i sapori dell’Orvietano

Biennale dello Spazio Pubblico 2017, pubblicate le sintesi dei workshop

Il Comune di Parrano ha partecipato alla Biennale dello Spazio Pubblico che si è tenuta il 25 maggio

presso l’Aula Ersoch, Dipartimento Architettura Roma TRE a Roma intervenendo al workshop 

” Piccoli Centri Storici in Rete.Lo Spazio Pubblico come Fattore Strategico di Rigenerazione e Coesione Sociale”

con tre reti di Comuni :

Umbria: Parrano, Castel Viscardo, Montecchio, Montegabbione, Monteleone d’Orvieto, Fabro,    Ficulle.

Basilicata:Tricarico, Stigliano, Grassano, Salandra, Vaglio, Pietragalla, Barile.

Lazio:Colleferro, Labico, Serrone, Piglio, Paliano, Cave, Vallepietra, Bellegra, Arpino, Atina.

Interventi dei rappresentanti delle tre Reti:

Valentino Filippetti, Sindaco di Parrano

Edoardo Tordi, SATPI Consulting

Mario Iacomini, Cuoco Custode

 

Pierluigi Sanna, Sindaco di Colleferro

Natale Nucheli, Sindaco di Serrone

Alfredo Galli, Sindaco di Labico

Luciano Rea, Presidente ADD Associazione Distretto del Design

Luca Calselli, Progetto Ri-Gymnasium

 

Angela Marchisella, Sindaco di Tricarico

Paolo Paradiso, Vice Sindaco di Tricarico

Alessandro Dragone, INU Basilicata

 

Oriana Cuccu, Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Politiche di Coesione

Filippo Tantillo, Coordinamento team di supporto Comitato Nazionale per le Aree Interne

Francesco Monaco, ANCI – Comitato Nazionale Aree Interne

 

Contributi dai Territori:

Gianluca Pasqui, Sindaco di Camerino

Alessandra Capezzuoli Ranchi, Coordinatrice In_NovaMusEUm

Marco Corsi, Palazzo Chigi di Ariccia, In_NovaMusEUm

 

Nicolò Savarese, Comitato di Coordinamento della BiSP

Ha introdotto e coordinato  Emma Tagliacollo (IN/Arch Lazio)

La sintesi dei workshop della BiSP 2017 è stata pubblicata in homepage del sito ed è scaricabile dal link:

Biennale Spazio Pubblico 2017
Sintesi dei workshop
La lettura comparata dei report dei 26 workshop che si sono svolti nel corso delle giornate conclusive della
IV edizione della Biennale fornisce interessanti indicazioni sullo stato del territorio e sui progetti promossi
dalle amministrazioni locali, da associazioni di cittadini , da raggruppamenti professionali, Università e cosi
via. Il progetto degli spazi pubblici e la loro fruizione sono importanti chiavi interpretative delle
trasformazioni economiche, sociali e culturali in atto e degli effetti che queste generano sul territorio.
I contributi sono stati concordi nell’identificare i problemi e le soluzioni in alcune parole chiave riassumibili
nell’”abbattimento delle barriere”. Oltre all’abbattimento delle barriere fisiche è necessario abbattere altre
barriere: quelle generazionali con la costruzione di spazi pubblici amichevoli per giovani, donne, anziani e
bambini ; quelle disciplinari favorendo la progettazione integrata e la collaborazione tra tecnici della
pubblica amministrazione e cittadini; le barriere sociali che dividono quartieri poveri e ricchi, separano e
chiudono in ghetti monoculturali diverse comunità etniche; infine quelle comunicative e conoscitive tanto
più dirimenti quanto più si estende la società della conoscenza.
Il workshop sulla “rigenerazione urbana” ha preso atto che un insieme di fattori ha contribuito negli ultimi
anni a modificare il quadro di riferimento dell’attività urbanistica. La crisi dei bilanci statali e delle
amministrazioni locali, accentuata dalla crisi e economica esplosa nel 2008, ha portato ad una inerzia
amministrativa che ha lasciato un vuoto in buona parte riempito da un “un grande slancio” progettuale di
cittadini e associazioni non professionali nei confronti della città da rigenerare. La crisi dell’ultimo decennio
ha coinciso con la fine della fase espansiva e con l’avvio della fase di rigenerazione urbana che riguarda il
corpo vivo della città e coinvolge di fatto tutti coloro che sono investiti da un progetto urbano in qualità di
residenti o esercenti di attività commerciali e produttive . Raramente un progetto di rigenerazione nasce a
tavolino e impone il suo iter senza interferenze ; più spesso è l’ insieme di attività culturali e sociali condotte
da cittadini e stakeholder che determinano la necessità e le condizioni del progetto. Si sta compiendo una
sorta di rivoluzione copernicana che vede in buona parte rovesciato il rapporto tra progetto e azione e
concepisce il piano come evento dinamico e il progetto come un processo. Si sta formando una nuova
consapevolezza e sensibilità del professionista per il quale la partecipazione di cittadini e stakeholder è un
fattore determinante per definire i requisiti del progetto.
Quasi mai i processi rigenerativi derivano dalla previsione urbanistica ordinaria o dalle norme esistenti, sono
in genere gemmati e sviluppati da enti ,cittadini o privati “non in contrasto” ma nell’indifferenza del sistema
regolativo urbano.
A fronte di un sistema regolativo “atemporale” il fattore tempo svolge un ruolo importante: da un lato è
necessario mantenere vive le energie che hanno avviato il processo e quindi garantire continuità al processo
che non può essere interrotto da finanziamenti a singhiozzo o da avvicendamenti politici; dall’altro è
importante valutare le opportunità di destinazioni d’uso temporanee coerenti con l’attualità dei bisogni e
la rapidità dei cambiamenti degli stili idi vita.
La discontinuità amministrativa è uno degli aspetti più critici, riscontrato anche nel corso del workshop che
ha affrontato il tema del “ruolo delle amministrazioni nella promozione realizzazione gestione dei
progetti”. E’ molto frequente che il progettista debba surrogare, se non sostituire, i responsabili
amministrativi se vuole portare a compimento l’opera. L’apparato normativo risulta spesso un ostacolo,
favorisce azioni di resistenza amministrativa. Gli ostacoli si rivelano più impegnativi quando il
finanziamento proviene dai programmi europei per i quali poche amministrazioni sono dotate di un
apparato competente. In conclusione, la realizzazione di un “progetto pubblico” richiede una forte volontà
politica che si esplica nella assunzione di responsabilità nel portare a compimento l’intero processo che
deve avere una figura di coordinamento solida, certezza economica, condivisione con i principali attori
economici e sociali.
Da oltre due decenni si realizzano processi partecipativi avviati dalle amministrazioni locali o promossi dai
cittadini. Alcune Regioni come Toscana e Emilia Romagna hanno legiferato per regolamentare i percorsi di
coinvolgimento. Una commissione INU ha stilato “ la carta dela partecipazione” con l’obiettivo di fissare
alcuni principi essenziali ai quali conformarsi se si intende promuovere iniziative efficaci . Il workshop sulla
“progettazione collaborativa” ha anzitutto ritenuto opportuno superare la vaghezza del termine
“partecipazione” e ha proposto una definizione più precisa che, tra l’altro, non eluda la necessità e
centralità del progetto. Il workshop ha affrontato una serie di questioni cruciali: come valutare l’efficacia
degli strumenti di coinvolgimento dei cittadini? Sono stati sperimentati nuovi metodi di indagine sociale e
di co-progettazione che permettano di valorizzare ulteriormente i contributi dela società attiva ? Come
risolvere la sostenibilità economica del processo di co-progettazione?
Per una valutazione critica dei processi le Regioni Toscana e Emilia Romagna hanno usato strumenti
suggeriti dalle rispettive Autorità di garanzia, come questionari ex ante ed ex post. Per una valutazione
approfondita servirebbero strumenti di valutazione multicriterio capaci di misurare il livello di
coinvolgimento, la rappresentatività dei partecipanti, le professioni, classi di età ecc.…Nel caso di processi
che si concludono con la realizzazione di un’opera andrebbe valutata la qualità della realizzazione e come
l’opera viene usata dai cittadini . Per l’aspetto economico, al di là dei processi avviati dalle Pubbliche
Amministrazioni che in alcuni casi prevedono un quota di finanziamento, è necessario individuare modalità
di sostegno economico per i processi autogestiti come il crowdfunding, il ricorso a sponsor privati ecc.. Una
risorsa fondamentale è costituita dagli spazi messi a disposizione gratuitamente o a basso costo, come ad
esempio gli hub. La creazione di reti, l’unione di esperienze simili, la replicabilità delle esperienze
contribuiscono all’autosostenibilità delle pratiche di coprogettazione. Fondamentale è far emergere la
trasparenza del processo facendo partecipi i cittadini di tutte le fasi: condividere la creazione di una
mappatura delle organizzazioni che partecipano, formalizzare gli esiti di ogni fase attraverso verbali,
protocolli e patti, prevedere continui feed back. Le Amministrazioni locali dovrebbero promuovere non solo
processi riferiti ad opere puntuali ma programmare consultazioni periodiche che favoriscano la costruzione
di scenari futuri incrementali condivisi con i cittadini.
In riferimento alle metodologie è necessario adattarle ai contesti specifici e agli obiettivi proposti, ibridando
tecniche differenti. Ma le tecniche non sono efficaci se non sono supportate da “condizioni abilitanti” tra le
quali è molto importante l’empatia che si stabilisce tra chi conduce il processo e chi vi partecipa.
Se da un lato è importante la partecipazione dei cittadini e il coinvolgimento degli stakeholder dall’altro è
altrettanto decisivo, per il buon esito delle azioni di rigenerazione, la convergenza di diverse discipline per
l’attuazione di progetti integrati. Il workshop sulla “città creativa”, esito di un call for paper che ha
registrato oltre 70 contributi, ha sollecitato il dialogo interdisciplinare tra architetti, avvocati, ingegneri e
sociologi con lo scopo di individuare quegli aspetti innovativi, eterodossi, espressioni di originalità e
dinamismo che si manifestano per iniziativa di diversi protagonisti della scena urbana. La creatività risulta
centrale nelle strategie di rigenerazione urbana sostenibile, è portatrice di innovazione e catalizza le
pratiche sociali . La diffusione spontanea di pratiche creative contribuisce a diffondere nuove dimensioni
progettuali quali la temporaneità, l’informalità, la flessibilità.
Le comunità possono avviare processi creativi e inediti con la promozione dell’”arte pubblica”. Il workshop
che ha affrontato il tema ha messo in rilievo il carattere innovativo di molte esperienze che hanno portato le
comunità a ricostruire la propria storia e rafforzato l’identità locale. Una particolare attenzione è stata
riservata a quegli interventi che restituiscono centralità a tessuti urbani degradati attraverso il riuso di spazi
abbandonati come mercati, ex fabbriche, stazioni, cinema chiusi che hanno trovato nuove destinazioni
d’uso grazie all’innesto di interventi artistici. Per un’adeguata valutazione degli effetti provocati dagli
interventi, si dovranno prendere in considerazione anche le fasi successive ala realizzazione cioè la fruizione
e le ricadute in termini di risorsa educativa e lascito culturale. E’ necessario approfondire il significato di
parole che ricorrono: pubblico, sostenibile, creativo, condiviso e sui concetti di effimero, temporaneo,
permanente e prestare più attenzione alle esperienze che vedono la totale assenza delle istituzioni.
Il workshop internazionale ha ribadito Il valore della condivisone progettuale e della creatività sociale per
realizzare spazi pubblici apprezzati dai cittadini-utenti. Le prerogative indispensabili per un buon progetto di
spazio pubblico sono ribadite dalla SDG11.7 “universal access for all” della Conferenza Habitat III
promossa da UN-Habitat che si è svolta a Quito lo scorso anno. Spazi pubblici progettati dall’alto sono
spesso aridi, impersonali e trascurati. Un importante ingrediente oltre il fattore estetico è quello della
felicità che può essere trasmessa da uno spazio pubblico che è pensato anche per divertire. E’ necessario far
circolare la documentazione di esperienze che possono essere condivise tanto più se propongono
meccanismi innovativi di finanziamento come il crowdfunding: significativa l’esperienza riportata da
architetti di Città del Guatemala che hanno redatto “the Urban Jungle Catalogue” a Guatemala City.
Promuovere inziative che facciano emergere i desideri dela collettività è la proposta del workshop “il paese
che vorrei” che ha messo in mostra e discusso gli esiti dela call omonima già lanciata in occasione del XXIX°
Congresso INU. E’ una chiamata indirizzata a tutti, senza distinzioni di ruolo, compresi i “curiosi”, affinché
esprimano idee e proposte. Ne è emerso un panorama molto ricco di “prodotti” a diverse scale, che
confermano il ruolo centrale dello spazio pubblico nelle iniziative di rigenerazione che devono tutte
fondarsi sull’ascolto dei cittadini/utenti. Alla grande varietà di soggetti proponenti è corrisposta una
grande varietà di temi: visioni di territori, città, luoghi, nuovi indicatori, rischio ambientale, autocostruzione,
programmi per aree interne, reti per la collaborazione industriale, progetti per migliorare l’istruzione e cosi
via. E’ stata proposta la realizzazione di un toolkit di buone pratiche dello spazio pubblico a partire dalla
Carta adottata dalla Bisp 2013.
La call for papers “città accessibile a tutti” ha ripreso un tema già affrontato nell’ambito del programma
del’INU “progetto paese” e ha dato luogo a un workshop al quale hanno portato contributi oltre 120
persone in rappresentanza di 60 esperienze e realtà diverse. I 6 tavoli di lavoro hanno tutti confermato che
la partecipazione è un metodo operativo irrinunciabile sia per avere una conoscenza precisa dei luoghi e
dei problemi sia per una assunzione di responsabilità collettiva . E’ stata sottolineata la settorialità che ha
caratterizzato le politiche finora adottate, riferite alla categoria dei disabili e all’eliminazione delle barriere
architettoniche mentre il tema va affrontato in termini di progettazione integrata.
L’“accessibilità per tutti” deve essere pensata e praticata come un sistema in grado di agire alle diverse scale
spaziali, di svilupparsi sui vari piani istituzionali e all’interno delle differenti dimensioni pianificatorie. La
compilazione di un vocabolario condiviso può essere un valido supporto per portare il tema all’attenzione di
tutti e funzionare da stimolo per interventi integrati nonché fare chiarezza su aspetti finora poco considerati
come le disabilità cognitive e quelle economiche e sociali. E’ sottovalutato il vantaggio competitivo che
acquisisce la città accessibile a tutti tanto più in un contesto d’ invecchiamento della popolazione: due
campi d’azione da implementare sono il turismo accessibile e le tecnologie digitali in chiave smart city. Le
criticità sono dovute più a una perdurante mancanza di sensibilità e all’uso poco razionale delle risorse
disponibili che alla mancanza di norme. Progetti settoriali che sono finanziati ad hoc il più delle volte non
completano le opere per il venir meno dei finanziamenti. Ciò conferma la necessità di inserire
organicamente l’accessibilità per tutti in una progettazione strategica. I PEBA (Piani Eliminazione Barriere
Architettoniche) sono strumenti obbligatori che le PA debbono redigere e in caso di inadempienza
prevedono il commissariamento di Comuni e Province , ma la norma non è mai applicata. Invece di essere
strumenti settoriali trascurati possono divenire strumenti per conoscere la realtà del territorio capaci di
indirizzare strategie integrate. Con questa finalità si può prevedere la revisione dell’impianto normativo,
che non si basi solo sulla rispondenza agli standard ma sia in grado di rispondere ai continui rapidi
cambiamenti della società. La cultura progettuale e in particolare quella amministrativa dovrebbe adeguarsi
al dinamismo sociale semplificando le norme e abbattendo le barriere burocratiche. Non sono raggiungibili
i risultati auspicati se non si lavora in rete, con la circolazione delle informazioni tra tutti i soggetti pubblici e
privati per affrontare insieme le criticità e favorire la replicabilità delle buone pratiche.
Si sta consolidando una pratica di collaborazione tra soggetti omologhi ( Comuni, Associazioni di cittadini,
Università) anche grazie ai finanzianti europei che agevolano gli scambi, la reciprocità ecc. La costruzione di
reti tematiche è un tema che ha attraversato diversi workshop. E’ molto sentita la necessità di confrontarsi
con realtà simili e unirsi per rafforzare il potere contrattuale e realizzare forme di sussidiarietà
programmatica nei confronti di una politica che fatica a costruire ipotesi strategiche di medio lungo periodo.
Le reti consentono di superare l’isolamento mettendo a sistema risorse e competenze, di ottimizzare i costi
e valorizzare le identità locali.
Il workshop “piccoli centri storici in rete” ha riunito tre reti di piccoli paesi dell’Umbria, della Basilicata e del
Lazio che hanno assunto come tema lo spazio pubblico inteso come fattore strategico di rigenerazione e
coesione sociale. Il workshop ha approfondito la criticità dello stato attuale e i vantaggi di messa in rete dei
servizi ammnistrativi, della gestione del verde pubblico ,della valorizzazione del turismo e delle produzioni
locali comuni. Per attivare una rete intercomunale è necessario coinvolgere attivamente le comunità locali
(singoli cittadini, associazioni, istituzioni), favorire sinergie e complementarietà per la valorizzazione delle
eccellenze locali produttive e culturali, promuovere forme istituzionali di associazione delle funzioni
pubbliche facendo leva sugli strumenti di pianificazione e amministrativi esistenti quali unioni di comuni,
piani intercomunali ecc.
Una rete che si sta consolidando è quella delle comunità in cammino. La comunità “cammina Molise”
raccoglie ogni anno centinaia di persone in una camminata che porta a scoprire borghi e territori di una
Regione dove può nascere un turismo mitigato, volano per lo sviluppo di un indotto legato alle risorse
naturali del territorio. Festival della via Francigena, Piedibus del benessere, Lunga Marcia per l’Aquila,
Visure acatastali, Appennino da rivivere, Giornata nazionale del camminare, sono solo alcune delle iniziative
promosse da varie reti di camminatori illustrate nel corso del workshop. Il Consiglio Regionale del Lazio ha in
programma l’approvazione di una legge Regionale sui cammini.
Antesignana del “camminare in città per scoprirla” è stata la giornalista statunitense Jane Jacob che vede
negli ultimi anni una rivalutazione della sua opera e del suo modo concreto di riflettere sull’urbanistica.
Il workshop “INU per Jane’s Jacob walk” nasce dall’omonima call for paper lanciata dall’INU nello scorso
marzo ed ha riunito i gruppi che hanno aderito alla call per un confronto di esperienze. L’iniziativa nasce in
collaborazione con la piattaforma internazionale “Jane’s Walk” che organizza tutti gli anni, in tutto il mondo,
nel mese di maggio, passeggiate libere e gratuite che esplorano le città in modo critico. Le “conversazioni
itineranti” forniscono una conoscenza dettagliata dei luoghi, evidenziano pregi e criticità dei contesti fisici e
sociali, confermano che apprendere “dal basso in presa diretta” è determinante per una pianificazione e
realizzazione di interventi davvero efficaci.
La progettazione e gestione degli spazi pubblici richiama inevitabilmente il tema dei beni comuni, presente
in diversi workshop e affrontato in modo più sistematico nel workshop “viaggio nella governance dei beni
comuni”. I cinque tavoli tematici relativi a Efficacia, Economia, Politica, Democrazia e Conflitto si sono
interrogati sull’idea di bene comune. E’ un tema che si colloca in una vasta area compresa tra due estremi:
da un lato quello delle enormi potenzialità contenute nelle spinte sociali di riappropriazione dei beni
comuni e dall’altro quello della mistificazione politica che utilizza l’idea per surrogare impropriamente la
mancanza di risorse economiche e di responsabilità amministrativa. il concetto di bene comune va esteso
agli elementi immateriali come la conoscenza, la memoria, la cultura, e riferito ai beni materiali può
estendersi anche ai rifiuti nella misura in cui essi rappresentano una risorsa. Quali indicatori di efficacia si
possono applicare alle pratiche di gestione conosciute? E’ possibile valutare se le sperimentazioni sono
funzionali o meno al sistema prevalente di produzione economica? Le prove di gestione di beni comuni
configurano una dimensione più avanzata della partecipazione civica? Il workshop ha messo in rilievo
l’importanza del tema e delle pratiche connesse che rappresentano un ambito molto vitale per
sperimentare nuovi equilibri e relazioni tra istituzioni e cittadini. E’ difficile individuare indicatori misurabili
in termini economici delle pratiche di gestione sia perché queste non hanno raggiunto una maturità e
diffusione tali da configurare un sistema sia perché incidono su categorie difficilmente misurabili come, ad
esempio, la vivibilità urbana. E’ necessario lavorare sulle diverse dimensioni del tempo: il quadro normativo
è carente e non supporta in modo adeguato quei processi innovativi che prevedono usi temporanei. I
decisori politici devono far propria una visione sistemica, valorizzare le reti istituzionali e sociali per
favorire la diffusione delle pratiche di gestione. La gestione condivisa contempla momenti di conflitto tra
interessi contrapposti che vanno gestiti e integrati in un processo incrementale di consapevolezza civica e di
corresponsabilità pratica. La carenza normativa ingenera diffidenza da parte dei responsabili della pubblica
amministrazione che può essere ovviata con la costruzione di un organismo intermedio, o con l’affidamento
ad uno esistente, che faccia da garante verso le istituzioni e da catalizzatore di realtà territoriali disaggregate
che difficilmente hanno la forza di comporsi e formalizzare intese. Le pubbliche amministrazioni devono
svolgere più un ruolo di facilitazione, di messa in rete, di sostegno piuttosto che regolamentare
rigidamente nei minimi dettagli le forme di gestione. Un’amministrazione ferma nei principi e aperta nelle
relazioni con le realtà associative che si candidano alla gestione dei beni comuni può contribuire alla
realizzazione di una delle forme più mature della democrazia, che fa convivere visioni diverse, luoghi aperti
all’imprevisto, che si trasformano nel tempo coerentemente con le rapide trasformazioni sociali.
Il tema della sostenibilità ambientale o resilienza, per usare un termine più usato negli ultimi anni, fa da
sfondo ad ogni iniziativa di rigenerazione del territorio. Il workshop dedicato alle “infrastrutture verdi e blu”
ha sollecitato un cambio di paradigma del metabolismo urbano non più fondato sulla valorizzazione
immobiliare bensì sulla valorizzazione delle infrastrutture costruite per il riciclo delle risorse e per la
riappropriazione sociale e identitaria dei beni comuni. Le reti ecologiche delle acque e del verde
costituiscono il substrato materiale e ideale per un’integrazione tra iniziative locali di rigenerazione e scelte
sistemiche di natura reticolare. Reti infrastrutturali per la coesistenza dinamica tra acque e insediamenti,
adattamento e mitigazione del rischio idrogeologico; reti per il miglioramento delle condizioni
microclimatiche delle città; reti degli spazi “di scarto”, aree abbandonate o degradate da bonificare e
riciclare per usi collettivi, sociali e orientati all’innovazione ecologica; reti della mobilità con particolare
attenzione alla mobilità dolce; reti di spazi pubblici di qualità paesaggistica la cui valorizzazione favorisce la
qualità della vita e la sicurezza delle comunità insediate. Il paradigma progettuale ecologicamente orientato
che fa leva sulle dinamiche di riciclo di acque, suoli, rifiuti, incremento delle aree verdi, su cicli energetici
alternativi, praticato con tattiche e strategie place-based, aumenta il grado di consapevolezza delle
comunità locali, esasperate peraltro dalla percezione dei cambiamenti climatici. Le infrastrutture ambientali
possono essere il telaio che riconnette gli spazi pubblici urbani che promuovono la rigenerazione dei tessuti
esistenti insieme allo sviluppo di nuove economie circolari fondate sul riciclo. Va quindi ripensata la
dotazione degli attuali strumenti di piano di stampo quantitativo e funzionalista individuando nuovi
parametri in grado di rappresentare i caratteri performativi delle azioni di rigenerazione; bisogna superare
quindi la settorialità delle azioni ecologiche, favorire la progettazione integrata grazie alla dimensione
multiscalare e multi sistemica delle infrastrutture, prefigurare modalità innovative di coinvolgimento degli
attori economici attraverso adeguati dispositivi premiali e fiscali.
“I contratti di Fiume” indicano percorsi di progressivo riavvicinamento delle comunità locali agli ambiti
fluviali passando per le fase dela conoscenza delle potenzialità e dei problemi alla fase progettuale e infine a
quella gestionale. Il laboratorio omonimo ha messo a confronto tre esperienze che riguardano il fiume
Meolo in Veneto, l’Esino nelle Marche e la media valle del Tevere nel Lazio. Si è condiviso l’impegno di
riflettere all’interno dei tre contratti su vari temi: anzitutto sul rapporto pubblico/privato visto alla luce
dell’accessibilità e dell’opportunità di aree e attrezzature per la fruizione lungo i fiumi ,che comportano
rapporti con gli enti gestori quali consorzi, enti parco ecc.; in secondo luogo sulla metodologia di analisi
scegliendo casi pilota; infine sulle caratteristiche del processo partecipativo più efficace. Il tavolo nazionale
sui contratti di fiume in accordo con Ministero dell’Ambiente e ISPRA ha sancito l’articolazione dei
programmi relativi. Le conclusioni del workshop, a cura di esponenti del Ministero dell’Ambiente, ha
proiettato il programma verso la ricerca di politiche e strategie macro-regionali per prospettive
transfrontaliere dei contrati di fiume.
“Paesaggi di crisi” è il workshop promosso da AIAPP con l’obiettivo di analizzare Il progetto di paesaggio
nella sua accezione più vasta e comprensiva in grado di esercitare una funzione strategica nella
rigenerazione dei luoghi. E’ stata evidenziata la criticità dei borghi abbandonati e nel contempo le loro
potenzialità intrinseche riferite al turismo sostenibile e a una migliore qualità della vita oltre alla possibilità
di sviluppare la multifunzionalità agricola promossa dal PAC. “Paesaggi dell’emergenza” sono quelli messi a
nudo dagli eventi catastrofici del sisma e delle frane: è necessario pensare a nuovi paesaggi urbani resilienti,
flessibili e adattivi che tuttavia non siano caratterizzati da insediamenti temporanei che poi diventano
definitivi creando “spaesamento” e desolazione. Interessante è stata la disamina dei casi del Friuli Venezia
Giulia e delle Marche in cui le leggi regionali sui Parchi Urbani hanno permesso di ricostituire l’identità dei
luoghi a partire dagli spazi pubblici. Il progetto di paesaggio inteso come processo interdisciplinare teso a
rafforzare la rete infrastrutturale ecologica svolge un ruolo strategico per il miglioramento del
“metabolismo urbano” e incide positivamente sui diversi aspetti dela sostenibilità ambientale:
miglioramento microclimatico con assorbimento di CO2 e produzione di ossigeno; drenaggio del suolo e
recupero acque fitodepurate; creazione di superficie e spazi di produzione geotermica, fotovoltaica,
eolica ,biomasse; riciclo e riutilizzo di materiali.
Il workshop sui “disastri ambientali e ricostruzione” ha registrato ancora una volta l’estrema vulnerabilità
del territorio colpito dal terremoto . I partecipanti hanno sviluppato un’analisi comparata delle procedure
adottate in occasione dei diversi episodi sismici degli ultimi decenni.
“San Lorenzo Green Network” è una sperimentazione che vede la collaborazione tra un corso di Urbanistica
dell’Università La Sapienza, un Istituto professionale e un’associazione. Il progetto riguarda un’ipotesi di
percorso verde continuo che connetta il maggior numero di elementi emergenti del quartiere romano di
S.Lorenzo. Il workshop ha documentato l’ipotesi progettuale basata sulle analisi urbane e sulle mappe
qualitative elaborate durante il corso e integrate attraverso un processo partecipativo con gli abitanti del
quartiere. In particolare si è scelto di presentare il punto di vista dei bambini/adolescenti/studenti
universitari come preferenziale per l’individuazione di un percorso del Green Network, pensato come
“walkable street”, ovvero come un itinerario pedonale accogliente, sicuro e piacevole, dove progettare una
serie di interventi “verdi” (tetti verdi, giardini verticali, pavimentazioni permeabili, inserimento di alberature
ed elementi vegetazionali). Il percorso sperimentale è stato affiancato dalle attività di un gruppo artistico
che ha lo scopo di definire altre prospettive di lettura del quartiere e proporre agli studenti universitari e
agli allievi dell’Istituto Borsi nuovi percorsi esplorativi. Il progetto si è misurato con importanti progetti di
verde pubblico realizzati in Francia esposte dal progettista del quartiere sostenibile Clichy Batignolles di
Parigi e dal responsabile del Comune di Parigi che segue i progetti innovativi che riguardano la Petite
Ceinture , progetto che prevede la riqualificazione della ex-cintura ferroviaria attraverso la preservazione
della vegetazione e l’individuazione di nuove attività con l’obiettivo di trasformarla nella nuova cintura
verde di Parigi.
La presentazione di “Gardentopia” ha fatto conoscere un progetto del Dossier Open Future di Matera
Capitale Europea della Cultura 2019 dedicato alla valorizzazione del verde e alla partecipazione attiva della
cittadinanza. Spazi verdi abbandonati possono essere trasformati in spazi di comunità, di aggregazione
sociale. Grazie al progetto sono stati firmati accordi quadro tra cittadini, Comune di Matera e Fondazione
Matera Basilicata 2019 per l’affidamento di alcune aree. Si formano in tal modo delle “comunità di
patrimonio” secondo le indicazioni dela Convenzione Faro. La riappropriazione di spazi pubblici intesi come
patrimonio comune richiede la formazione di vaste alleanze sociali: nel progetto “Gardentopia” si è formato
un vasto fronte composto da Comune di Matera, altri Comuni aderenti, dall’Università degli Studi di
Basilicata, dagli Ordini professionali, dal FAI, dal Touring Club Italia, da Legambiente e dagli Scout AGESCI e
CNGEI. Per mettere in chiaro diritti e doveri è necessario per le Amministrazioni dotarsi della Carta del Bene
Comune condivisa con i cittadini che tracci con chiarezza il percorso e le competenze di ciascuno. Questi
temi sono stati affrontati anche nell’incontro “agricoltura urbana e giardini di comunità” che ha raccolto
esempi e buone pratiche in particolare riferite ai giardini scolastici. L’incontro ha messo in evidenza le
potenzialità, gli aspetti innovativi e le principali criticità. Tra le potenzialità sono indicate la
multidisciplinarietà e la capacità di fare rete. Tra gli aspetti innovativi la forte valenza educativa e didattica,
l’attivazione di economie circolari per l’autosostentamento, il ruolo dei progettisti che devono gestire un
processo complesso che va dal coinvolgimento degli stakeholder all’ideazione del cantiere, da pratiche di
autocostruzione a organizzazione della manutenzione. Le criticità riguardano l’impreparazione degli enti
pubblici a gestire processi di questa natura, la difficoltà nel dare continuità ai progetti con la gestione e
manutenzione degli spazi realizzati.
Tra le opportunità di infrastrutturare il territorio con sistemi ecocompatibili un ruolo non secondario può
svolgerlo la mobilità dolce. Il workshop che si è occupato del tema ha anzitutto precisato che non ci si deve
riferire solo alle piste ciclabili e alle zone pedonali bensì va concepito un sistema che intreccia
virtuosamente le reti di mobilità dolce con la struttura del trasporto urbano. Il laboratorio ha riportato
l’attenzione sula qualità e vivibilità della città sia nella sua dimensione macro (il sistema urbanometropolitano)
che micro (la realtà locale, il quartiere, il vicinato). E’ stato notato che malgrado la forte
domanda e i molti progetti la realizzazione degli interventi è molto carente, frammentaria, molto distante
dagli standard europei di vivibilità urbana. Il tema dell’accessibilità è declinato come diritto al movimento.
E’ auspicato un grande progetto di opere pubbliche minori, di interventi di manutenzione e pavimentazione,
di risistemazione di marciapiedi e sottoservizi. Interventi che visti nella loro globalità e pluralità configurano
una grande opera pubblica con ricadute positive sulla qualità urbana e sulla valorizzazione economica e
immobiliare.
Il workshop “La città attiva” ha messo in evidenza l’opportunità di accomunare politiche urbanistiche,
educative, mobilità dolce, promozione dell’attività motoria e delle pratiche sportive in una visione
interdisciplinare. Sul piano della promozione della salute pubblica una delle priorità assolute è identificata
nella cura dell’ambito urbano con riferimento alla lotta alla sedentarietà e alla diminuzione degli inquinanti.
Dovranno essere promossi stili di vita attivi (sportive environments come target n.11 della Agenda ONU
2030) e sviluppate iniziative di mobilità sostenibile. Si dovrà sviluppare la camminabilità nei centri storici
grazie alla diffusione di aree pedonali e in generale andranno incentivate le “comunità camminanti” anche
nell’ottica della fruizione “corporea” dei beni culturali e delle opere d’arte. Il workshop ha sottolineato il
ruolo determinante esercitato dalle reti di spazi pubblici urbani che sviluppano interazioni e sinergie che
vanno oltre la semplice sommatoria degli spazi stessi. E’ stata ribadita la necessità di superare la
progettazione settoriale e sviluppare piani integrati in collaborazione con le comunità locali.
Il tema dela sostenibilità ambientale visto nella sua ampiezza contempla la sostenibilità sociale. I luoghi
dove si manifesta in forma più acuta l’insostenibilità della vita urbana sono i quartieri periferici dove si
concentrano i mali che la crisi economica ha reso più acuti: lavoro precario, illegalità, insicurezza. Il
workshop sulla “rigenerazione delle periferie e sicurezza urbana” ha affrontato il tema con la convinzione
che la rigenerazione urbana debba partire dalle periferie, cioè dai luoghi più degradati e insieme più ricchi
di potenzialità rigenerative. A patto che si esca dal modello monodisciplinare che vede separate le
competenze amministrative e professionali: solo interventi integrati multidisciplinari possono apportare
benefici effetti, consentono di ampliare conoscenze e azioni, inserire organicamente gli abitanti nei processi
di progettazione e realizzazione delle opere che il più delle volte hanno lunghi iter di esecuzione. Dovranno
essere rimessi al centro dell’interesse amministrativo e politico i bisogni quotidiani dei cittadini delle
periferie e si dovrà chiudere la fase della sedazione dei conflitti. Sedare vuol dire il più delle volte rinviare il
problema. Se l’approccio tecnico-amministrativo è fondato sull’ascolto e su una visione strategica
interdisciplinare assieme al problema si delinea anche la soluzione. Dalle esperienze di rigenerazione
riportate nel workshop emerge la centralità delle “comunità competenti endogene” che impongono alle
pubbliche Amministrazioni e alle élite locali pratiche di intervento innovative, producono conoscenze
approfondite dei territori, generano una consapevolezza diffusa e fertili contaminazioni disciplinari. Con
queste premesse il progetto di rigenerazione delle periferie è in grado di ripristinare sicurezza e legalità. La
massiccia disoccupazione di giovani costretti ad una forzata inattività, la promiscuità di gruppi di origine
etnica diversa, il radicamento di reti illegali sono gli ingredienti di quell’impasto di illegalità che si chiama
“quartiere difficile” nel quale si producono più facilmente i “sistemi chiusi ed autonomi” che non offrono
alternative se non quella di aderire alle leggi della strada. Di conseguenza nei quartieri di periferia Il carcere
è parte integrante del panorama sociale. Il workshop ha messo in rilievo, attraverso testimonianze e progetti
pilota, quanto è determinante per la sicurezza sociale, in particolare nei quartieri di periferia, promuovere
politiche di integrazione dei giovani e migliorare le condizioni della vita carceraria, afflitta da
sovraffollamento e scarsa applicazione del principio costituzionale che sancisce la funzione rieducativa della
pena. L’elevata percentuale di recidivi, i quali, espiata la pena, tornano nei contesti periferici dai quali
provengono, costituisce un fattore di insicurezza sociale che appare come il disagio maggiormente
percepito.
Le periferie sono state oggetto di un bando nazionale di finanziamento per la “riqualificazione urbana e la
sicurezza delle periferie” che ha spinto a partecipare anche Comuni capoluogo di territori montani che non
hanno periferie degradate come nelle grandi città ma sono comunque carenti di risorse per la rigenerazione
di aree marginali. Il workshop “altre periferie d’Italia: i capoluoghi di provincia montani” ha riunito, su
iniziativa del Comune di Belluno, alcuni dei Capoluoghi montani che hanno risposto al bando. I progetti
presentati sono stati raggruppati in tre famiglie: la prima riferita a opere puntuali di manutenzione e
ricucitura urbana; la seconda riferita alla rigenerazione di parti di città; la terza riferita a interventi di scala
territoriale paesaggistica. L’individuazione di famiglie differenti è stata utile per approfondire le
caratteristiche dei finanziamenti necessari e quindi la relativa fattibilità delle iniziative. Gli interventi a scala
territoriale hanno necessità di reperire altre risorse pubbliche e private, contengono quindi una maggiore
sfida progettuale che è stata apprezzata dalla commissione di valutazione del bando. L’impegno assunto dal
workshop è stato quello di consolidare la rete dei 13 capoluoghi montani per partecipare al prossimo
eventuale bando periferie concentrandosi soprattutto su progetti a scala territoriale riferibili alla Carta
europea del paesaggio.
Le scuole svolgono un ruolo determinante per la formazione civica del cittadino. Non è azzardato sostenere
che la città è un fatto educativo in sé, luogo d’identità e di formazione, espressione del patto di cittadinanza:
è questo l’assunto che è stato alla base del workshop su “scuola e città educanti”. Un ruolo tanto più
importante e complesso quanto più sono rapide le trasformazioni sociali: gli spazi pubblici non sono più
elementi omogenei fondati su un’idea tradizionale di comunità, sono piuttosto caratterizzati da sempre più
accentuate differenze sociali e etniche, sono luoghi plurali e dell’incompiuto, espressione di una
complessità che va compresa in tutti i suoi aspetti. A fronte delle difficoltà delle istituzioni ad affrontare la
complessità del sistema, per contro si fanno strada e si moltiplicano le reti di solidarietà spontanea, le
azioni collaborative, visioni innovative del principio di cittadinanza. Il workshop ha riportato le esperienze
condotte in alcune scuole dell’area metropolitana di Roma e in un centro di accoglienza per rifugiati
presente nel quartiere di Pietralata. Le azioni si sono concentrate sull’area archeologica di Palestrina, in
collaborazione con la Sovrintendenza Archeologica responsabile dell’area, con l’obiettivo di rintracciare
nella storia le radici comuni sulle quali far crescere un rinnovato patto di cittadinanza.
Come delineare i campi d’intervento a fronte della travolgente trasformazione degli ambiti di competenza e
degli stili di vita indotta dalla pervasività delle nuove tecnologie digitali? Il workshop su “tecnologie digitali
e innovazione” ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni regionali, che hanno informato
sullo stato di attuazione dell’agenda digitale, e di rappresentanti di Università, mondo professionale e
imprenditoriale che hanno messo in evidenza le difficoltà dell’integrazione programmatica tra privati e
istituzioni pubbliche. E’ stata valutata l’efficacia della multipiattaforma “wikispaziopubblico” messa a
disposizione delle comunità tematiche che si sono formate alcuni mesi prima dell’evento conclusivo della
Biennale. Otto comunità tematiche hanno avviato i rispettivi siti e hanno potuto apprezzare le notevoli
potenzialità partecipative rese disponibili da un software come il wiki, predisposto per facilitare la
partecipazione di tutti i membri della comunità. Sarebbe auspicabile la formazione di numerose comunità
tematiche che si formano o si consolidano già nei prossimi mesi e preparano con i vari siti autogestiti il
terreno per la definizione del programma della prossima edizione della Biennale.
Il workshop “Collaborative mapping e politiche urbane” ha focalizzato le pratiche di collaborative mapping
in cui la costruzione collaborativa di mappe genera le creazione e condivisione volontaria di informazioni.
Tali pratiche oggi si presentano come possibili strumenti di indagine, costruzione e monitoraggio delle
politiche urbane a diverse scale. In particolare sono apparse in grado di: integrare la competenza esperta
con la conoscenza diffusa degli abitanti dei territori; promuovere la co-progettazione di servizi e nuove
forme di governance allargate; alimentare l’interazione nello spazio pubblico (rinnovando la dimensione
reale a partire da quella virtuale e viceversa) e, infine, sostenere il monitoraggio civico delle politiche e il
protagonismo attivo degli abitanti. L’incontro ha visto la presentazione di progetti che sfruttano le
potenzialità del collaborative mapping per la costruzione e l’implementazione di politiche a diverse scale
(urbana, metropolitana e Nazionale), su diversi temi (rigenerazione urbana, politiche giovanili, beni
confiscati) e coinvolgendo una varietà di attori (amministrazioni locali, abitanti temporanei e non, giovani,
associazioni e cooperative sociali).
La provenienza dei partecipanti alla Biennale da diverse regioni e continenti ha consentito una visione
ampia, con l’esposizione di esperienze che hanno trovato un comune terreno di confronto sulla
progettazione e fruizione degli spazi pubblici.
ANCI, Punto nazionale del programma Urbact in Italia, ha promosso un confronto tra diverse realtà
nazionali che hanno partecipato al programma. Nel corso del workshop sono state presentate le esperienze
delle città italiane che stanno lavorando sui temi della rigenerazione urbana .
Il Comune di Rieti, che ha operato anche nell’ambito del network “vital cities” che vede tra l’altro la
partecipazione di Cracovia e Budapest, ha messo a fuoco la valorizzazione degli spazi verdi per il
miglioramento della qualità della vita attraverso la promozione di attività sportive.
Il Comune di Napoli è capofila di un network di città come Bruxelles e Liverpool, finalizzato alla condivisione
di strategie di recupero di grandi strutture che possono diventare attrattori di crescita e innovazione. Il
network sta mettendo a punto una metodologia di partecipazione che punta a coinvolgere cittadini e
stakeholder nella definizione delle destinazioni d’uso dei cosiddetti “giganti dormienti”.
Analogo impegno quello del Comune di Piacenza, capofila dela rete MAPS, dedicata ala riqualificazione
delle strutture militari dismesse. Va rilevato come le priorità emerse dal percorso di condivisone con i
cittadini prevedano una serie di destinazioni d’uso temporaneo.
La progettazione partecipata è al centro delle attività del Comune di Bari volte alla rigenerazione urbana e
sviluppo infrastrutturale nel centro storico e nelle periferie. E’ sempre un metodo partecipativo quello che
ha adottato il Comune di S. Lazzaro di Savena per il rilancio di un complesso scolastico che ha coinvolto gli
studenti e le loro famiglie. L’azione è condotta nell’ambito del network “ReGeneration”che vede tra i
partner le città di Ercolano, Loulè e Riga e ha lo scopo di accompagnare le città impegnate in piani di
rigenerazione urbana a partire dal coinvolgimento dei giovani.
La partecipazione progettuale di studenti delle scuole elementari e di richiedenti asilo è il fattore
qualificante del rifacimento dell’area del Parco Michelangelo a Casoria. L’amministrazione è impegnata
anche sulla definizione di strategie per il rilancio delle cinture urbane nell’ambito dela rete SubUrbanReinventing
de Fridge che vede la partecipazione di città come Barcellona, Vienna, Oslo.
S. Donà di Piave è impegnata in un’altra rete europea che si confronta con il declino e spopolamento dei
centri storici di città di piccole e medie dimensioni. Anche in questa esperienza la metodologia partecipativa
è essenziale per far emergere nuove energie espresse da associazioni e giovani che hanno lavorato sul
recupero di una struttura storica.
In conclusione il workshop, ha registrato la diffusione delle metodologie partecipative e sottolineato la
necessità che i processi di condivisone progettuale siano inseriti in una visione integrata e interdisciplinare.
E’ stato importante il contributo di partecipanti stranieri alcuni dei quali già presenti alla Conferenza di
Quito. Grazie alla collaborazione di Un Habitat il workshop sulla cooperazione internazionale ha registrato
una convergenza di opinioni da parte dei circa 70 amministratori ed esperti provenienti da città Europee,
America Latina, Africa e Asia i quali hanno confermato l’interesse a partecipare alla prossima edizione della
Biennale.

PARRANO : Consiglio Comunale il 30 novembre per variazione di bilancio e mutuo distributore

IL SINDACO

VISTO L’ART. 50 del D.L.gs. 267/2000.

Partecipa
CHE IL CONSIGLIO COMUNALE E’ CONVOCATO IN SESSIONE ORDINARIA
NELLA CONSUETA SALA DELLE ADUNANZE PER LE ORE 18,00 – DEL 30 NOVEMBRE 2017
PER DISCUTERE SUGLI AFFARI DI COMPETENZA E DI CUI AL SEGUENTE:
ORDINE DEL GIORNO
Comunicazioni del Sindaco.
1) Lettura ed approvazione verbali seduta precedente.
2)Variazione al Bilancio di Previsione finanziario 2017/2019 (Art.175, comma 2 del
D.Lgs.267/2000.
3) Riordino funzionale della viabilità circostante il distributore carburanti sito in Via Osteria
ed interventi di modifica alla composizione dell’impianto carburanti. Autorizzazione
contrazione mutuo con Cassa Depositi e Prestiti spa                                                                                                                                                                                                                                                                      4) Proroga Commissione Speciale “Sociale e Sanitaria” – Determinazioni.
5) Proroga Commissione Speciale “Sicurezza sul territorio” – Determinazioni. 

PARRANO : avviati i lavori preliminari per la riattivazione del distributore di carburante

 

Sono iniziati i lavori preliminari per la riattivazione del distributore di carburante di Parrano.

Si tratta di un intervento veramente straordinario. Infatti in italia solo due Comuni hanno distributori di proprietà . Quello di Parrano aveva sospeso il servizio alla fine del 2015 . Il gestore non aveva piu margine economici sufficienti per gestire l’impianto e lo riconsegnò al Comune.

La nuova amministrazione ha deciso di riattivarlo e ha dapprima incaricato dei professionisti del settore di predisporre un progetto preliminare e poi si è impegnata a reperire 125.000 euro per realizzare  gli interventi necessari. Un contributo importante verrà dal Progetto Aree Interne.

I lavori che hanno preso il via adesso riguardano la verifica dei serbatoi ed in particolare la loro tenuta.

Dai risultati dipenderà lo sviluppo del progetto anche in termini economici.

PARRANO: dal 14 al 20 novembre in Farmacia test per prevenire il diabete

Anche la Farmacia Comunale di Parrano aderisce alla campagna nazionale per la prevenzione del diabete promossa da federfarma.

Dal14 al 20 novembre la farmacia comunale effettuerà un controllo gratuito della glicemia.

Prevenire è meglio che curare. Questa campagna, che si affianca a quelle per la prevenzione dei tumori femminili e lo screening per prevenire i tumori dell’intestino, ha già dato ottimi risultati e ha sempre maggiore successo.

L’Amministrazione Comunale invita tutti i cittadini ad usufruire di questa opportunità e si impegna a sviluppare tutte le iniziative che accrescano  la consapevolezza e la cultura del benessere psico-fisico.

Un bellissimo incontro internazionale a Parrano con 20 ragazzi dalle due sponde del Mediterraneo

 
Il progetto “Erasmus Plus “C’è una crepa in ogni cosa è da lì che entra la luce: attimi   di resilienza” 
presentatodalla Casa Laboratorio Il Cerquosino sui  finanziamenti  Europei ha portato a Parrano 20 ragazzi di :
 
Palestina refugee camp  Deheisheh   Betlemme West Bank, 
Libano Refugee Camp Beirut 
Albania 
Macedonia 
Montenegro 
Turchia 
Bulgaria 
Italia 
Germania
Un bellissimo incontro .
 

 

COMUNICATO ASSEMBLEA dei SINDACI dell’ORVIETANO sulla SANITA’

In occasione della assemblea dei sindaci del comprensorio orvietano, svoltasi in data odierna, la USLUMBRIA2 ha illustrato tra l’altro le azioni messe in essere per il mantenimento e il sostegno alle attività sanitarie del comprensorio, in relazione alla relazione alla Deliberazione del Consiglio Comunale di Orvieto del 14/07/2017: 

Tempi di attesa. I tempi rilevati al 25/09/2017 sono in linea con quanto previsto dal piano nazionale, regionale e aziendale per i cosiddetti RAO,anche le prestazioni non RAO di primo accesso sono nei tempi previsti,  i tempi di attesa dei controlli, come da procedura regionale, dipendono dalla decisione dello specialista che suggerisce il periodo di effettuazione dell’ esame, qualora gli stessi non coincidano con quelli indicati, il CUP effettua la presa in carico della prestazione provvedendo ad organizzarla nei tempi previsti. Laddove il medico di famiglia non individui il tempo di effettuazione non rispettando la procedura regionale il CUP non può effettuare la presa incarico dando il primo appuntamento possibile.  Si noti che la presa in carico per il territorio di Orvieto equivale al 5,3% della domanda, il che vuole dire che circa il 95% della domanda è soddisfatta da normale procedura CUP.

Funzionamento CUP E’ in fase di elaborazione con la Regione un progetto per facilitare le prenotazioni a livello aziendale, all’interno del CUP regionale evitando così le lunghe percorrenze all’utenza. Le difficoltà del CUP erano legate prevalentemente alla implementazione della ricetta dematerializzata e alla frammentazione dei sistemi informatici ora risolta, permangono alcuni problemi relativamente alla revisione ed ampliamento delle prestazioni sottoposte a  RAO ,nonchè alla applicazione del nuovo nomenclatore unico regionale sul quale stanno lavorando i professionisti di tutta la regione.

La possibilità per i medici di medicina generale di prenotare direttamente sul CUP è prevista nell’ambito della realizzazione delle AFT, che prevede l’estensione dei sistemi informatici attualmente vigenti.

Nonostante il periodo di difficoltà vissuto con il personale, i volumi delle prestazioni erogate, dopo la flessione avuta nel 2015 e poi nel 2016, sono in aumento nel 2017 (2016 – 644.977 vs 2017  – 714.156) anche in quanto era dovuto ad una temporanea carenza di professionisti che l’azienda sta colmando.

I percorsi di screening sono stati completamente aggiornati su base aziendale e territoriale anche con la convenzione con AO Terni e sviluppando con i Medici di Medicina Generale obiettivi per migliorare l’adesione alla chiamata in modo da ridurre il peso clinico delle stesse prestazioni. Pertanto non è vero che i MMG e gli Specialisti possano dare informazioni difformi essendo adeguatamente formati sui percorsi, facendo anche parte dei loro obiettivi.

Per quanto attiene la presa in carico della popolazione anziana molto si sta facendo nell’attivazione dei PDTA alcuni dei quali già ben strutturati (esempio diabetici e dialitici) altri si completeranno con i programmi di sanità di iniziativa delle AFT perché l’obiettivo è quello della presa in carico dei pazienti lasciando il primo accesso solo per i pazienti che hanno necessità di un primo contatto con il sistema. Per i posti letti per post-acuti, intanto, prima della strutturazione di una RSA, sono stati raddoppiati i posti letti di lungodegenza da 6 a 12 e aumentati di 2 quelli di riabilitazione da 14 a 16.

Casa della Salute: con DDG n. 947 del 11.8.2017Realizzazione Casa della Salute di Orvieto: Incarico professionale per la redazione del progetto di fattibilità tecnico-economica della Casa della salute di Orvieto e per la redazione del progetto definitivo ed esecutivo dell’Archivio presso la struttura medesima – Determina a contrarre” è in affidamento l’incarico per lo studio di fattibilità al progettista.

La mission dell’Ospedale non è in discussione lo prevede la DGR 212/2016 e il piano aziendale (DDG 1009/2016) di attuazione del decreto ministeriale 70 sulla rete ospedaliera e la DGR 212.  Il ruolo attribuito a tale ospedale è quello di ospedale dell’emergenza DEA di I livello (uno dei 5 insieme a Foligno, Spoleto, Città di Castello, e Branca).

 

Personale sanitario. La dotazione medica con tutta la programmazione effettuata  nel corso degli ultimi due anni  e (solo in parte) da realizzare è aumentata di 15 unità di I livello  (1 PS, 1 Radiologia, 2 Cardiologia, 1 Anestesia, 1 Gastro, 2 Pediatria, 1 ORL, 1 Neurologia, 1 Ortopedia, 1 Nefrologia, 1 Geriatria, 1 SIT, 1 DMO) e di 5 unità di II livello (1 PS, 1 Radiologia, 1 Cardiologia, 1 Ostetricia, 1 Oculistica). Le Strutture Complesse previste in dotazione aziendale in linea con la programmazione della DGR 212/2016 con le prossime procedure per PS, Ostetricia (già avviate) e Oculistica  (da avviare)   saranno tutte assicurate.

La dotazione del Comparto Sanitario ha portato ad un aumento, dal 2013 ad oggi, di 22  unità fra i vari profili.

Investimenti Per quanto attiene le attrezzature sanitarie nel periodo 2013-2016 sono stati investiti 843.000 euro per tecnologie sanitarie più 100.000  euro per arredi, nella programmazione 2017-2018 sono previsti investimenti complessivi per 4,4 milioni ( di cui   3,5 milioni attrezzature , 186.000 arredi , 716.000 euro di adeguamenti strutturali); buona parte degli acquisti è già in procedura.

Dati di attività : gli accessi di Pronto Soccorso sono in aumento (2016-24.837 vs 2017 –25.490 ) ma positivamente si riduce il tasso di ospedalizzazione (2016-14,22 vs 2017 –13,27 ) in linea con le indicazioni di programmazione e aumenta in modo correlato il numero delle prestazioni (2016-81.391 vs 2017 – 98.262 ); la casistica ospedaliera resta  stabile negli anni , mentre  la casistica chirurgica dopo la flessione del 2015 si riproietta in aumento (2016 – 1.774  vs 2017  – 1.880); buono l’indice di attrazione extraregione nonostante la riorganizzazione delle attività nelle Regioni limitrofe (2016 – 34,94  vs 2017  – 36,45); aumenta la complessità della casistica trattata (indice di case mix 2016 – 0,97 vs 2017  – 1,03) l’unico dato in flessione è il numero di parti (2016 – 469  vs 2017  – 376) che comunque riflette la flessione degli altri Punti Nascita regionali.

La riorganizzazione dell’ospedale segue le indicazioni della DGR 212 e della DDG 1009/2016  per aree assistenziali. Il programma è già stato avviato con la riorganizzazione dell’area materno-infantile con messa a regime dell H 24 neonatologico, dell’area della patologia clinica con imminente completamento del servizio trasfusionale, delle aree ambulatoriali con ripristino delle agende precedenti e incremento attuale delle stesse, nonché di gran parte dell’area medica.

Entro il Dicembre  2017 è programmata la definitiva messa a regime della Stroke Unit  e dell’intera area medica entro il gennaio febbraio 2018 è programmata l’attivazione della messa a regime dell’UTIC; seguiranno, non appena terminata l’acquisizione in corso del personale necessario, l’attivazione del Day Surgery,  nonché l’aumento dei posti letto  della Terapia Intensiva / Rianimazione per completare l’area chirurgica  e l’area emergenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

Gemellaggio Scuola di Parrano- Ist. Pr. Le ancelle del S.Cuore di Gesù di Roma

Il Gemellaggio tra la Scuola di Parrano e l’Ist. Pr. Le ancelle del S.Cuore di Gesù di Roma è andato molto bene. Tutto il Paese si è messo a disposizione e l’incontro è stato molto bello.

 

Ore 9.30 Briefing e posizionamento addetti

Protezione civile, Polizia Municipale e Misericordia Fabro (Moretti); (previsto l’uso dei bagni in Comune).

Ore 10.00 Arrivo previsto degli Ospiti

Pullman manovra e parcheggio in retro lungo passeggiata de Sanctis

Macchine private accompagnatori ai parcheggi

(Dirigono il traffico polizia municipale, protezione civile, misericordia di Fabro)

A mezzi fermi, discesa dei bambini in sicurezza;

Discorso Sindaco/Suor Raffaella in Piazza della Repubblica

Accoglienza dei bambini della Scuola di Parrano (canti o poesia o benvenuto generico);

Ore 11.00 Colazione al sacco dei bambini nel centro storico

(a cura delle Suore)

Divisione in tre gruppi per visita al centro storico e alle botteghe allestite, Centro di trasformazione dei prodotti agricoli Clanis

La Pro loco, il Consorzio dei Produttori e i volontari allestiscono e presidiano i locali durante le visite per la presentazione dei prodotti del territorio.

Ore 12.30 Spostamento bambini in pullman presso il Parco Pubblico di Parrano

(presidio polizia municipale, protezione civile, misericordia di Fabro)

Prima si fanno partire gli autobus, poi si autorizza la partenza dei genitori dai vari parcheggi.

Ore 13.00 Pranzo presso il Parco Pubblico di Parrano

Ore 15.30 /16.00 Partenza

(presidio polizia municipale, protezione civile, misericordia di Fabro)

Prima si fanno partire gli autobus, poi si autorizza la partenza dei genitori dai vari parcheggi.