PARRANO : Consiglio Comunale il 9 febbraio 2018 alle 17

IL CONSIGLIO COMUNALE DI PARRANO E’ CONVOCATO IN SESSIONE ORDINARIA
NELLA CONSUETA SALA DELLE ADUNANZE

PER LE ORE 17.00 DEL 09 FEBBRAIO 2018
PER DISCUTERE SUGLI AFFARI DI COMPETENZA E DI CUI AL SEGUENTE:
ORDINE DEL GIORNO
Comunicazione del Sindaco.
1) Approvazione verbali seduta precedente.
2) Presa d’atto della nomina del revisore dei conti.
3) PRGS.Piano Regolatore Generale ( Parte Strutturale), PRG.O – ( Piano Regolatore Generale,
parte Operativa ), Variante Parziale Tematica ai sensi del comma 3 dell’art.32 della legge
regionale 21 gennaio 2015 n.1, per l’introduzione dell’area per il Depuratore.
Controdeduzioni alle osservazioni- Approvazione.
4) Regolamento sui controlli interni. Approvazione.
5) Area Interna Umbria Sud Ovest Orvietano, dopo l’approvazione dell’Accordo Programma Quadro
verso l’Unione dei Comuni.
Il punto n.5 verrà trattato in Consiglio Comunale in forma aperta alla partecipazione dei Sindaci
dei Comuni interessati.
IL SINDACO
(Valentino Filippetti)

 

PARRANO , Misure preventive contro le zanzare – Aedes albopictus e Culex pipiens – e nei confronti delle malattie infettive trasmesse da tali vettori “

ORDINANZA DEL SINDACO del 2 Febbraio 2018

 

 

oggetto: Misure preventive contro le zanzare – Aedes albopictus e Culex pipiens – e nei confronti delle malattie infettive trasmesse da tali vettori “

IL SINDACO

CONSIDERATO che è necessario intervenire a tutela della salute e dell’igiene pubblica per prevenire e controllare malattie infettive trasmissibili all’uomo attraverso la puntura di zanzare ed in particolare malattie infettive di origine tropicali trasmissibili dalla zanzara tigre (Aedes albopictus) e altre malattie infettive trasmissibili dalla zanzara comune ( Culex pipiens ), anche in considerazione del fatto CHE:

– nel corso della estate 2007 si è verificata la prima epidemia accertata in Italia da virus di origine tropicale denominato Chikungunja nell’area del ravennate e che tale virus ha quale vettore la zanzara tigre ( Aedes albopictus ) e che Aedes albopictus costituisce il vettore di altre arbovirosi, tra cui la Dengue e la febbre Zika, la quale ultima si sta rapidamente diffondendo nel continente americano; in particolare nella estate 2017 sono stati accertati 4 focolai epidemici autoctoni di. febbre Chikungunja, rispettivamente: tre nel Lazio – Anzio ( RM ) , Roma e Latina; uno in Calabria – Guardavalle Marina ( CZ )

– nel corso della estate 2009 si sono verificati , in otto provincie del Nord Italia , numerosi casi di contagio da West Nile Deseas ( WND) , Febbre del Nilo, e che tale virus ha anche quale vettore la zanzara autoctona Culex pipiens; – è documentata dal Centro Europeo per la prevenzione ed il controllo delle malattie (ECDC 2014 ) l’attuale presenza e diffusione in tutto il territorio regionale delle zanzare ( Aedes albopictus e Culex pipiens ) responsabili della trasmissione all’umo di numerose malattie; – l’intervento principale per la prevenzione di queste malattie è la massima riduzione possibile della popolazione delle zanzare e che pertanto è necessario esercitare la lotta alle zanzare agendo principalmente attraverso la rimozione dei focolai larvali e con adeguati trattamenti larvicidi;

VISTA la Legge 23 dicembre 1978, n° 833, ( istituzione del Servizio sanitario nazionale ) con particolare riferimento all’artricolo n. 13 del Capo I del Titolo I (“attribuzione dei comuni”) e dell’articolo 32 , comma 3, (“ funzioni di Igiene e sanità pubblica e di polizia veterinaria”);

VISTO il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 29/11/2001 in tema di “ definizione dei livelli essenziali di assistenza “

VISTA la Legge Regionale 09 aprile 2015 , numero 11, “ testo unico in materia di Sanità e Servizi Sociali “

VISTE le circolari del Ministero della Sanità n.13 del 19.07.1991 e n.42 del 25.10.1993;

VISTA la deliberazione di Giunta Regionale n° 443 del 9 aprile 2003, resa esecutiva ai sensi di legge, nonché il relativo Decreto Presidenziale n°105/03;

VISTA la deliberazione di Giunta Regionale n° 543 del 12/05/2004, resa esecutiva ai sensi di legge, nonché il relativo Decreto Presidenziale n° 94/04;

VISTA la deliberazione di Giunta Regionale n. 662 del 12.4.2005 resa esecutiva ai sensi di legge, nonché il relativo Decreto Presidenziale n. 124/05;

VISTA la deliberazione di Giunta Regionale n. 865 del 24.05.2006, resa esecutiva ai sensi di legge, nonché il relativo Decreto Presidenziale n° 119/2006;

VISTA la deliberazione di Giunta Regionale n. 469 del 26.03.2007, resa esecutiva ai sensi di legge, nonché il relativo Decreto Presidenziale n 53/2007;

VISTA la Circolare Ministeriale numero 0020957 del del 10/07/2017 inerente “ piano nazionale di sorveglianza e risposta alle arbovirosi trasmesse da zanzare ( Aedes sp. )”

Vista la Circolare del Ministero della Salute numero 24475 del 22/08/2016, inerente “ attività di disinfestazione per la tutela della Sanità Pubblica “

VISTA la Circolare del Ministero della Salute numero 23689 del 10/08/2016, inerente “ piano nazionale integrato di sorveglianza e risposta al virus della West Nile “ VISTE le indicazioni tecniche contenute nelle “ “ Linee guida per il controllo di Culicidi potenziali vettori di arbovirus in Italia “ predisposte dall’Istituto Superiore di Sanità.

VISTA la Circolare Ministeriale numero 0029249 del 28/09/2017 “focolai autoctoni di infezione da virus Chikungunja“

VISTE le indicazioni tecniche contenute nella DGR della Regione Umbria n.1205 del 22/09/2008

VISTE le indicazioni contenute nella Determinazione Dirigenziale n. 11789 del 29/11/2016 della Regione Umbria

VISTA la nota della Azienda USL Umbria n.2, Dipartimento di Prevenzione, protocollo n…. . del… , acquisita al protocollo del Comune con n. …., con la quale si invita il sindaco del Comune ad emanare specifica ordinanza sindacale al fine della prevenzione della diffusione di Aedes albopictus e Culex pipiens e della malattie infettive trasmissibili da tali vettori

VISTO il Decreto Legislativo 18 agosto 2000. numero 267, e s. m. e i., con particolare riferimento all’articolo numero 50 , comma 5, nel quale tra le competenze attribuite al sindaco – quale rappresentante della comunità locale – viene ricompresa in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica a carattere esclusivamente locale, l’adozione di ordinanze contingibili e urgenti; VISTA la legge 24 novembre 1981, n. 689

CONSIDERATO che l’Amministrazione comunale intende adottare e porre in essere tutte le misure idonee e necessarie a controllare, contenere e diminuire il fenomeno infestante

ATTESO che congiuntamente alla adozione del presente provvedimento il Comune provvede alla messa in atto di apposite iniziative, in collaborazione con la competente azienda USL Umbria 2, volte a informare e sensibilizzare i cittadini sui corretti comportamenti da adottare anche attraverso l’uso di strumenti già predisposti e messi a disposizione della Regione Umbria e/o dai Servizi sanitari Locali

CONSIFERATO che i luoghi in cui le zanzare depongono le uova e dove si sviluppano le larve sono costituiti da qualsiasi sito nel quale è presente acqua stagnante

al fine di assicurare “ Misure preventive contro le zanzare – Aedes albopictus e Culex pipiens – e nei confronti delle malattie infettive trasmesse da tali vettori “

ORDINA

Nel periodo compreso tra il primo del mese di aprile 2018 ed il 31 del mese di ottobre 2018

1. A tutti i cittadini: soggetti pubblici, amministratori condominiali, società che gestiscono le aree di centri commerciali, artigianali, industriali ed in generale a tutti coloro che abbiano la effettiva disponibilità di aree aperte e/o di edifici destinati ad abitazione e ad altri usi e/o che abbiano la effettiva disponibilità di aree strutturate con sistemi di raccolta delle acque meteoriche di:

a. non abbandonare definitivamente o temporaneamente negli spazi pubblici e privati, compresi terrazzi e balconi, contenitori di qualsiasi natura e dimensione – barattoli, secchi, bidoni, vasche, sottovasi -. nei quali possa raccogliersi acqua piovana ed evitare comunque qualsiasi raccolta d’acqua stagnante anche temporanea;

b. procedere ove si tratti di contenitori non abbandonati bensì sotto il controllo di chi ne ha la proprietà o l’uso effettivo – annaffiatoi, secchi, sottovasi, bidoni o altro materiale per le attività lavorative – oltre che allo svuotamento dell’acqua in essi contenuta, alla loro sistemazione in modo da evitare accumuli idrici a seguito di pioggia; diversamente procedere al loro allontanamento ovvero ad una loro idonea chiusura; non si applicano tali prescrizioni alle ovitrappole (trappole per la cattura di uova di zanzara tigre) inserite nel sistema di monitoraggio dell’infestazione, ove la procedura preveda l’utilizzo di prodotti contro le larve di zanzare;

c. effettuare la pulizia dei tombini prima dell’avvio dei cicli di trattamento;

  1. nei cimiteri: nel caso di utilizzo di fiori finti, i vasi detenuti all’aperto devono essere forati sul fondo oppure devono essere riempiti con sabbia, al fine di impedire il ristagno di acqua; inoltre tutti i contenitori utilizzati devono essere sistemati in modo da evitare la formazione di raccolte di acqua in caso di pioggia; non devono essere utilizzati sottovasi.

e. tenere sgombri i cortili, i giardini e le aree aperte da erbacce, sterpi e rifiuti di ogni genere e sistemarli in modo da evitare il ristagno delle acque meteoriche o di qualsiasi altra provenienza;

f. provvedere nei terreni scoperti dei centri abitati e nelle aree ad essi confinanti incolte o improduttive, al taglio periodico dell’erba;

g. non utilizzare pneumatici come zavorre per teli plastici o per altra funzione che richieda la loro esposizione all’aperto

h. prosciugare completamente le piscine non in esercizio e le fontane; in alternativa eseguirvi adeguati trattamenti larvicidi oppure immettervi pesci larvivori, tipo pesci rossi, che si nutrono delle larve di zanzara; qualora le piscine vengano ricoperte con teli è necessario svuotare entro 5 giorni da ogni precipitazione atmosferica l’acqua su di essi eventualmente accumulatasi.

i. verificare che le grondaie non siano otturate per evitare ristagni d’acqua ed assicurare lo stato di efficienza degli impianti idrici dei fabbricati, dei locali annessi e degli spazi di pertinenza, onde evitare raccolte di acqua stagnante anche temporanee;

l. convogliare in appositi apparati di scarico la condensa prodotta dagli impianti di climatizzazione degli edifici

m. di evitare la formazione di raccolte di acque anche in luoghi poco accessibili o nascosti quali sotterranei, cantine, intercapedini, vespai.

n. trattare tutte le canalizzazioni delle acque meteoriche – tombini, griglie di scarico, pozzetti di raccolta delle acque piovane – ed altre raccolte di acqua non rimovibili, presenti negli spazi di proprietà private o nelle corti delle strutture di pertinenza, ricorrendo a prodotti contro le larve di zanzara, registrati e regolarmente autorizzati dal Ministero della Sanità per tale uso e acquistabili presso farmacie e rivendite di prodotti per l’agricoltura; la periodicità dei trattamenti deve essere congruente alla tipologia del prodotto utilizzato, secondo le indicazioni riportate in etichetta; indipendentemente dalla periodicità il trattamento deve essere effettuato entro 5 giorni da ogni consistente precipitazione atmosferica. Il trattamento contro le larve di zanzara può essere eseguito direttamente da parte degli stessi proprietari o utilizzatori degli spazi privati oppure avvalendosi di imprese di disinfestazione regolarmente registrate alla Camera di Commercio per lo svolgimento dei Servizi di Disinfestazione con relativo Responsabile Tecnico; dovrà essere conservata la documentazione attestante l’avvenuto trattamento qualora effettuato da Ditte specializzate ovvero il documento di acquisto dei prodotti utilizzati autonomamente.

2. Agli amministratori di condomini, di

COMUNICARE entro il 30 di aprile, al Dipartimento di Prevenzione della Azienda USL Umbria n. 2 via fax allo 0763/340246; oppure per e-mail enrico.tilli@uslumbria2.it, o claudio.lavecchia@uslumbria2.it o yari.delpriore@uslumbria2.it l’elenco dei condomini da loro amministrati, specificando per quali sia stato necessario attivare un programma di trattamenti contro le larve di zanzare; la modalità organizzativa la tipologia e la cadenza dei trattamenti attuati, il prodotto impiegato; i provvedimenti complessivamente intrapresi per il rispetto da parte dei condomini delle indicazioni contenute nella presente ordinanza.

3. Ai soggetti pubblici e privati gestori, responsabili o che comunque ne abbiano la effettiva disponibilità di scarpate ferroviarie, scarpate e cigli stradali, corsi d’acqua, aree incolte ed aree dismesse, di

a. curare la manutenzione dei corsi d’acqua onde impedire ostacoli al deflusso delle acque stesse

b. mantenere le aree libere da sterpaglie, rifiuti o altri materiali che possano favorire il formarsi di raccolte di acqua stagnante.

c. rispettare comunque le indicazioni di cui al punto 1n

4. Ai conduttori di orti, di

a. seguire l’annaffiatura diretta, tramite pompa o con un contenitore da riempire di volta in volta e da svuotare completamente dopo l’uso;

b. sistemare tutti i contenitori e altri materiali (es. teli di plastica) in modo da evitare la formazione di raccolte d’acqua in caso di pioggia;

c. chiudere stabilmente con coperchi a tenuta ermetica gli eventuali serbatoi d’acqua (fusti, bidoni ecc.); in alternativa procedere alla loro chiusura mediante rete zanzariera a maglie molto fitte e ben fissata

d. sistemare tutti i contenitori utilizzati saltuariamente (es. piccoli annaffiatoi o simili) in modo da evitare la formazione di raccolte d’acqua in caso di pioggia.

5. Ai gestori di depositi anche temporanei di pneumatici per attività di riparazione generazione e vendita e ai detentori di pneumatici in generale, di

  1. stoccare i pneumatici dopo averli svuotati di eventuali raccolte d’acqua al loro interno, al coperto o in container dotati di coperchio o, se all’aperto, proteggerli con teli impermeabili in modo tale da evitare raccolte d’acqua sui teli stessi.

  2. svuotare i copertoni da eventuali residui di acqua accidentalmente rimasta al loro interno, prima di consegnarli alle imprese di smaltimento , rigenerazione o commercializzazione

  3. provvedere nel caso di impossibilità di procedere alla idonea copertura dei pneumatici, alla disinfestazione dei potenziali focolai larvali ogni 15 giorni.

  4. comunicare , in questo caso ( impossibilità di procedere ad idonea copertura dei pneumatici ), almeno 48 ore prima dell’intervento, la data del trattamento di disinfestazione, nonché il tipo di sostanza utilizzata, al Dipartimento di Prevenzione della Azienda USL Umbria n.2 via fax allo 0763/340246; oppure per e-mail enrico.tilli@uslumbria2.it o claudio.lavecchia@uslumbria2.it o yari.delpriore@uslumbria2.it che provvederà ai controlli necessari;

6. Ai proprietari e responsabili o ai soggetti che comunque ne abbiano l’effettiva disponibilità di depositi e attività industriali, artigianali e commerciali. di:

a. adottare tutti i provvedimenti efficaci a evitare che i materiali permettano il formarsi di raccolte d’acqua, quali a esempio lo stoccaggio dei materiali al coperto, oppure la loro sistemazione all’aperto ma con copertura tramite telo impermeabile fissato e ben teso onde impedire raccolte d’acqua in pieghe e avvallamenti.

b. provvedere nei riguardi dei materiali stoccati all’aperto per i quali non siano applicabili i provvedimenti di cui sopra, alla disinfestazione dei potenziali focolai larvali

c. seguire le indicazioni di cui al punto 1 n

7. Ai responsabili di qualsiasi cantiere, di

  1. evitare raccolte di acqua in aree di scavo, bidoni e altri contenitori. Qualora l’attività richieda la disponibilità di contenitori con acqua, questi debbono essere dotati di copertura ermetica, in alternativa procedere alla loro chiusura mediante rete zanzariera a maglie molto fitte e ben fissata oppure vanno svuotati completamente con periodicità non superiore ai 5 giorni

  2. sistemare i materiali necessari all’attività e quelli di risulta in modo da evitare raccolte di acqua

  3. provvedere in caso di sospensione dell’attività del cantiere, alla sistemazione del suolo e di tutti i materiali presenti in modo da evitare raccolte di acque meteoriche;

  4. assicurare nei riguardi dei materiali stoccati all’aperto per i quali non siano applicabili i provvedimenti di cui sopra alla disinfestazione dei potenziali focolai larvali

  5. seguire le indicazioni di cui al punto 1 n

8. Ai proprietari, gestori e conduttori di vivai, serre, depositi di piante e fiori, aziende agricole site in vicinanza dei centri abitati, di

a. eseguire l’annaffiatura in maniera da evitare ogni raccolta d’acqua; in caso di annaffiatura manuale, il contenitore deve essere riempito di volta in volta e svuotato completamente dopo l’uso;

b. sistemare tutti i contenitori e altri materiali (es. teli di plastica) in modo da evitare la formazione di raccolte d’acqua in caso di pioggia;

c. chiudere stabilmente con coperchi gli eventuali serbatoi d’acqua;

  1. eseguire adeguate verifiche ed eventuali trattamenti con prodotti larvicidi nei contenitori di piante e fiori destinati alla coltivazione ed alla commercializzazione
  2. seguire le indicazioni di cui al punto 1 n

9. Ai proprietari e/o gestori di attività, agricoltori o chiunque abbia la effettiva disponibilità di bacini per il deposito di acqua di:

  1. effettuare idoneo trattamento larvicida delle acque alle dosi riportate in etichetta in ragione dei volumi di acqua trattati e con le modalità e frequenze indicate;

  2. oppure introdurre negli specchi di acque una popolazione di pesci larvivori in numero sufficiente a garantire l’abbattimento delle larve di zanzara in ragione dei volumi di acqua presenti

10. Ai proprietari e responsabili di attività di rottamazione ed in genere di stoccaggio di materiali di recupero e di smaltimento dei rifiuti di:

a. adottare tutti i provvedimenti efficaci ad evitare che i materiali permettano il formarsi di raccolte di acqua; in particolare i gestori di rifiuti devono: stoccare i cassonetti, dopo averli svuotati di eventuali raccolte di acqua al loro interno, al coperto o in containers dotati di coperchio o, se all’aperto, proteggerli con teli impermeabili in modo da evitare raccolte di acqua sugli stessi; svuotare i cassonetti da eventuali residui di acqua accidentalmente rimasta al loro interno, prima di consegnarli alle imprese di smaltimento , di riparazione o di commercializzazione b. assicurare nelle situazioni in cui non siano applicabili i provvedimenti di cui sopra, adeguati trattamenti di disinfestazione dei focolai larvali, da praticare ogni 15 giorni

c. seguire le indicazioni di cui al punto 1n

11. A coloro che gestiscono allevamenti di equini e allevamenti avicoli di :

a. evitare la proliferazione di larve di zanzare negli abbeveratoi provvedendo al loro completo svuotamento al massimo ogni tre giorni

b. trattare con prodotti larvicidi oltre che pozzetti, scarichi pluviali e tombini in genere, scoline, fossi irrigui e raccolte di acqua similari, seguendo le indicazioni di cui al punto 1 n

12. A tutte le categorie sopracitate, fatti salvi gli obblighi di disinfestazione periodica contro le larve di zanzara sopra richiamati, di:

a. effettuare interventi contro le forme adulte: qualora nelle aree di rispettiva pertinenza si riscontri una eccessiva presenza di insetti adulti; su esplicita segnalazione dei competenti servizi della Azienda USL.. I trattamenti dovranno essere mirati ai luoghi abituali di sosta della zanzara adulta ed eseguiti con attrezzatura idonea a minimizzare la deriva dei prodotti utilizzati; dovranno comunque essere utilizzate formulazioni acquose e prive di solventi.

b. comunicare, nei casi in cui si renda necessario un trattamento contro le forme adulte di zanzara, almeno 48 ore prima dell’intervento, la data del trattamento, nonché il tipo di sostanza utilizzata e le modalità di esecuzione del trattamento stesso al Dipartimento di Prevenzione dell’Azienda USL Umbria n 2, fax allo 0763/340246; oppure per e-mail enrico.tilli@uslumbria2.it o claudio.lavecchia@uslumbria2.it o yari.delpriore@uslumbria2.it che provvederà alle azioni di competenza ed ad eventuali controlli.

c. consentire l’accesso alle aree private ed alle aree recintate al personale incaricato delle attività di controllo, riconoscibile per la divisa e / o per l’apposito tesserino.

AVVERTE

La responsabilità delle inadempienze alla presente ordinanza è attribuita a coloro che risultano avere titolo per disporre legittimamente del sito in cui le inadempienze saranno riscontrate.

La mancata osservanza di tali disposizioni è punita con una sanzione amministrativa pecuniaria da € 25,00 ad euro € 500,00.

Gli interventi di disinfestazione obbligatori, non eseguiti dai trasgressori, verranno effettuati d’ufficio con l’addebito della spesa a carico degli inadempienti;

DISPONE INOLTRE

L’attività di vigilanza e controllo sull’esecuzione del presente provvedimento e per l’applicazione delle sanzioni ai trasgressori è demandata al Corpo di Polizia Municipale, al Personale Ispettivo del Dipartimento di Prevenzione della Azienda USL Umbria n 2 nonché ad ogni altro agente od ufficiale di polizia giudiziaria a ciò abilitato dalle disposizioni vigenti.

La vigilanza si esercita tramite sopralluoghi ed esibendo da parte dei soggetti pubblici e privati interessati dalla presente ordinanza: la documentazione di acquisto dei prodotti utilizzati; oppure il prodotto medesimo non scaduto; ovvero l’attestato di avvenuta bonifica rilasciato da Ditta Specializzata.

In presenza di casi sospetti od accertati di Dengue, Chikungunja, Zika e di altre malattie infettive trasmissibili dalle zanzare oppure in presenza di situazioni di infestazioni localizzate di particolare persistenza, con associati rischi sanitari, in particolare nelle aree circostanti siti sensibili, si renderà necessario effettuare trattamenti contro le forme adulte, contro le larve o interventi di rimozione dei focolai larvali in aree pubbliche e private, provvedendo con separate ed ulteriori ordinanze contingibili ed urgenti volte ad ingiungere la effettuazione di detti trattamenti nei confronti di destinatari specificatamente individuati.

Che la presente Ordinanza sia adeguatamente pubblicizzata tramite: pubblici avvisi; pubblicazione sul sito internet del comune; comunicati stampa; comunicazione agli amministratori di Condominio; comunicazione alle associazione di categoria direttamente interessate; adeguata affissione di manifesti; nonché ogni altro mezzo ritenuto necessario ed opportuno per la sua divulgazione; copia del presente atto può essere richiesta presso l’Ufficio Relazioni con il Pubblico del Comune di Parrano.

Copia della presente Ordinanza verrà notificata nelle forme di Legge a:

  • Corpo di Polizia Municipale – sede
  • Personale ispettivo del Dipartimento di Prevenzione della AUSL n.2, Servizio Controllo Organismi Infestanti

  • Stazione dei Carabinieri di Fabro

Dalla Residenza Municipale

Il Sindaco

Valentino Filippetti

Il 3 Febbraio San Biagio , Patrono di Parrano

Vissuto tra il III e il IV secolo a Sebaste in Armenia (Asia Minore), era medico e venne nominato vescovo della sua città. A causa della sua fede venne imprigionato dai Romani, durante il processo rifiutò di rinnegare la fede cristiana; per punizione fu straziato con i pettini di ferro, che si usano per cardare la lana. Morì decapitato.

San Biagio muore martire tre anni dopo la concessione della libertà di culto nell’Impero Romano (313). Una motivazione plausibile sul suo martirio può essere trovata nel dissidio tra Costantino I e Licinio, i due imperatori-cognati (314), che portò a persecuzioni locali, con distruzione di chiese, condanne ai lavori forzati per i cristiani e condanne a morte per i vescovi.

Pochissimo di certo sappiamo sulla vita del santo. Le poche storie sulla biografia dell’armeno sono state tramandate prima oralmente e poi raccolte in agiografie, come in quella famosa di Camillo TutiniNarratione della vita e miracoli di S. Biagio Vescovo e Martire (Napoli, 1637).

Nel sinassario armeno, al giorno 10 febbraio, si legge un compendio della vita del santo:

« Nel tempo della persecuzione di Licinio, imperatore perfido, san Biagio fuggì, ed abitò nel monte Ardeni o Argias; e quando vi abitava il santo, tutte le bestie dei boschi venivano a lui ed erano mansuete con lui, egli le accarezzava; egli era di professione medico, ma con l’aiuto del Signore sanava tutte le infermità e degli uomini e delle bestie ma non con medicine, ma con il nome di Cristo. E se qualcuno inghiottiva un osso, o una spina, e questa si metteva di traverso nella gola di lui, il santo con la preghiera l’estraeva, e sin da adesso ciò opera; se alcuno inghiotte un osso, o spina, col solo ricordare il nome di S. Biagio subito guarisce dal dolore. Una povera donna aveva un porco, il quale fu rapito da un lupo; venne la donna dal Vescovo, e con pianto gli fece capire come il lupo aveva rapito il suo porco; allora il Santo minacciò il lupo, e questo rilasciò il porco. Fu ad Agricolao accusato il Vescovo, il quale mandò soldati, che lo condussero avanti ad esso; il giudice gli fece molte interrogazioni, ed egli in tutta libertà confessò, che Cristo era Dio, e maledisse gli idoli, e i loro adoratori, e però subito fu messo in prigione. Sentì la vedova, che il Vescovo era stato messo in prigione, uccise il porco, cucinò la testa e i piedi d’esso, e gli portò al Vescovo con altri cibi e legumi: mangiò il Santo, e benedisse la donna, e l’ammonì, che dopo la sua morte ciò facesse ogni anno nel giorno della sua commemorazione, e chi ciò facesse in memoria di lui sarebbe la sua casa ricolma d’ogni bene. E dopo alcuni giorni levarono il santo dalla carcere, e lo portarono davanti al giudice, e confessò la sua prima confessione, e chiamò gli idoli demoni, e gli adoratori degli idoli chiamò adoratori del demonio. Si sdegnò il giudice: legarono il Santo ad un legno, e cominciarono coi pettini di ferro a stracciargli la carne, e appresso lo deposero e portarono in carcere. Sette donne lo seguirono, le quali col sangue del Santo ungevano il loro cuore e volto: i custodi delle carceri presero le donne, e le portarono al giudice, e le sante donne confessarono, che Cristo era Dio; furono rilasciate; ma le donne non contente di ciò andarono dagli idoli, e sputarono esse in faccia, e racchiusi tutti in un sacco, e quello legato fu da esse gettato in un lago. Ciò fatto tornarono al giudice dicendogli: «Vedi la forza dei tuoi dei, se possono uscire dal profondo lago.» Comandò il giudice, che si preparasse il fuoco, e piombo liquefatto, spade, pettini di ferro, ed altri tormenti; a dall’altra parte fece porre tele di seta, ed altri ornamenti donneschi d’oro, d’argento e disse alle donne: «Scegliete quel che volete.» Le donne pure gettarono le tele nel fuoco, e sputarono sopra gli ornamenti. Si sdegnò il giudice, e comandò che si apprendessero, e con pettini di ferro fece dilacerare il corpo, e poi le gettarono nel fuoco, da cui uscirono illese, e dopo molti tormenti tagliarono ad esse la testa, e così consumarono il martirio. Ma il Santo Biagio lo gettarono nel fiume, ed il Santo si sedette sopra l’acqua quasi sopra un ponte. Entrarono nel fiume 79 soldati per estrarre il santo, e tutti s’affogarono, ed il Santo uscì senza danno: lo presero per tagliargli la testa; e quando arrivarono a quel luogo, orò lunga orazione e domandò a Dio, che se alcuno inghiotte osso, o spina, che gli si attraversi la gola, e senta dolore, e preghi Dio col nominar lui, subito sia libero dal pericolo. Allora calò sopra di lui una nuvola, e si sentì da quella una voce che diceva: «Saranno adempiute le tue domande, o carissimo Biagio: tu vieni, e riposa nella gloria incomprensibile che ti ho preparato per le tue fatiche.» Appresso tagliarono la testa al Vescovo Biagio nella città di Sebaste. Uno chiamato Alessio prese il corpo del Santo Biagio Vescovo, e lo ravvolse in sindone monda, e lo seppellì sotto il muro della città, dove si fanno molti miracoli a gloria del nostro Dio Gesù. »

La più antica citazione scritta sul santo è contenuta nei Medicinales di Ezio di Amida, vissuto nel VI secolo. Riguardo ai mali di gola, nella traduzione latina di Giano Corsaro dell’opera del medico greco, si legge:

(LA)« Aliud. Ad eductionem eorum, quae in tonsillas devorata sunt. Statim te ad aegrum desidentem converte, ipsumque tibi attendere jube, ac dic: egredere os, si tamen os, aut festuca, aut quid quid tandem existit: quemadmodum Iesus Christus ex sepulchre Lazarum eduxit, o quemadmodum Jonam ex ceto. Atque adprehendo aegri gutture dic: Blasius martyr o servus Christi dicit, aut adscende, aut descende. » (IT)« Se la spina o l’osso non volesse uscire fuori, volgiti all’ammalato e digli «Esci fuori, osso, se pure sei osso, o checché sii: esci come Lazzaro alla voce di Cristo uscì dal sepolcro, e Giona dal ventre della balena.» Ovvero fatto sull’ammalato il segno della croce, puoi proferire le parole che Biagio martire e servo di Cristo usava dire in simili casi «O ascendi o discendi». »
(Ezio di Amida, Opus medicum libris XVI, traduzione di G. Corsaro del 1567.)

Il 31 gennaio a Roma presentazione del libro di Arianna Mechelli

 
 
 
 

“È appena suonata la campanella. Lajyla attraversa timidamente i corridoi della scuola cercando di confondersi tra gli
altri studenti che sembrano voler studiare la nuova arrivata. Ma è impossibile non incrociare lo sguardo di Logan Harris,
il ragazzo più popolare e desiderato. Per quanto ne sia affascinata, Lajyla sa bene che deve lasciarlo perdere. Sono
troppo diversi: lei, timida e studiosa; lui, sfacciato e pieno di sé. Tentare di avvicinarlo porterebbe solo guai. E di guai
Lajyla non ne ha proprio bisogno. Non adesso, dopo che i suoi genitori si sono separati e lei ha dovuto trasferirsi negli
Stati Uniti. Eppure, si ritrovano vicini di casa, costretti a inciampare l’uno nell’altra quotidianamente. A poco a poco
Lajyla, con la dolcezza come unica arma, riesce ad abbattere la corazza dietro cui Logan fa di tutto per trincerarsi.
Scopre che quei profondi occhi grigi raccontano di un passato difficile, segnato da una madre assente e da un segreto
che gli impedisce di amare sinceramente. Ma fidarsi davvero di quegli occhi non è facile. Lajyla ha paura di illudersi. Ha
paura che Logan torni a essere il ragazzo che ha conosciuto il primo giorno di scuola. Però qualcosa le suggerisce di
mettersi in gioco e colmare quella distanza che ancora li separa e che le sembra un ostacolo insuperabile. Perché a
volte è meglio non prendere la strada più facile, ma trovare il coraggio di affrontare e sconfiggere le proprie paure per
raggiungere una felicità più grande.
A soli sedici anni, Arianna Mechelli ha già incantato oltre quattro milioni di fan, che la seguono con assiduità su
Wattpad e le chiedono a gran voce di continuare a scrivere. Perché le sue storie sono anche le loro. Ora sono stati
accontentati: le vicende di Lajyla e Logan sono diventate un libro. Il tuo pericoloso sorriso è un romanzo in cui l’amore
diventa una forza incontenibile da cui è difficile non lasciarsi trascinare. Soprattutto se arrendersi al cuore significa
ascoltare davvero i propri desideri.
Arianna Mechelli ha 16 anni. Vive in un piccolo paesino umbro e frequenta il liceo classico.
Da sempre innamorata dei libri e della lettura, ha cominciato a scrivere storie sul suo cellulare. Fino a
quando ha scoperto Wattpad: da allora la scrittura è entrata a far parte della sua quotidianità, insieme
allo studio e ai tanti sogni che la accompagnano ogni giorno. Il tuo pericoloso sorriso è il suo primo
romanzo.” 
Giulia Marzetti
Ufficio Stampa
giulia.marzetti@garzantilibri.it
02.00623290 – 346.0070001

COMUNE di PARRANO : AVVISO PUBBLICO RELATIVO ALLA REDAZIONE DEL PIANO TRIENNALE DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE E PER LA TRASPARENZA 2018-2020

COMUNE DI PARRANO

PROVINCIA DI TERNI

 

 

Via XX Settembre, 1 – C.A.P. 05010 – Tel. 0763/838751 – Fax 0763/838520 –

Mail: info@comune.parrano.tr.it – PEC: comune.parrano@postacert.umbria.it

C.F. 81001460559

 

 

AVVISO PUBBLICO RELATIVO ALLA REDAZIONE DEL

PIANO TRIENNALE DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE E PER LA TRASPARENZA

2018-2020

 

 

Entro il 31.1.2018 il Comune di Parrano dovrà redigere il Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione e per la Trasparenza.

Il Piano nazionale Anticorruzione approvato dall’ANAC prevede che anche i cittadini, le associazioni, le altre forme di organizzazioni portatrici di interessi collettivi, la RSU e le OO.SS. possano partecipare alla redazione del Piano presentando osservazioni e/o proposte.

Le eventuali osservazioni e/o proposte dovranno pervenire entro il giorno 18 gennaio 2018 all’indirizzo di posta info@comune.parrano.tr.it o tramite consegna a mano all’Ufficio Protocollo del Comune nei giorni e orari di apertura al pubblico (lun. 15-17, merc. 9-12, giov. 9-11, ven e sab. 9-12).

Il Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza nel Comune di Parrano è il Segretario Comunale Federica Bifulco tel. 0763838751.

 

 

Al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza

del Comune di Parrano

 

 

OGGETTO: Procedura aperta di partecipazione per la redazione del Piano Triennale di prevenzione della corruzione e per la trasparenza del Comune di Parrano.

 

Il/la sottoscritto/a

Nato a _________________________________il____________________

In qualità di__________________________________

In rappresentanza della______________________________________

Con sede in___________________________via_________________n._________

Posta elettronica______________________

Visto l’avviso pubblicato sul sito del Comune di Parrano

 

                                                                       TRASMETTE

 

Le seguenti proposte/osservazioni:

 

 

 

Luogo e data                                                                                 Firma

 

PARRANO NATALIZIA

Il Comune di Parrano, grazie alla generosità del vivaio L’Asso di Fiori, ha predisposto un grande albero di Natale a piazza della Repubblica.
Il giorno 21 giovedì i bambini della nostra Scuola lo addobberanno con i loro lavoretti ma tutti lo possono fare apponendo decori natalizi sull’albero.
È un albero di tutta la comunità parranese!

L’Amministrazione Comunale insieme alle Associazioni di Parrano augurando a tutti i cittadini Buon Natale e Buon Anno, presentano un piccolo programma per queste festività:

27 dicembre

ore 17

Alla scuola di Parrano si terrà la presentazione del libro di Arianna Mechelli “ il tuo pericoloso sorriso” Garzanti editore.
Definito il caso letterario dell’anno, siamo orgogliosi di avere come cittadina una giovanissima scrittrice che riscuote moltissimo successo tra i giovani con questo suo primo libro.

28 dicembre

ore 15.30
Presso la Sala Consiliare si terrà la celebrazione della trentennale attività de La Casella.
I due Sindaci, di Parrano e di Ficulle, renderanno omaggio ad un imprenditore ormai divenuto parte delle due comunità con il suo agriturismo, eco resort e albergo diffuso denominati La Casella che ha visto accogliere in questi anni moltissimi ospiti da tutta Italia e da tutto il mondo, facendo conoscere questo territorio e le proprie bellezze e risorse.

Ore 17.30
Concerto del Coro di Montegabbione alla Chiesa Madonna delle Grazie.
Musica e scambio di auguri.

Ore 19.30
Piccolo rinfresco a base dei prodotti locali del consorzio Terre dell’Upupa- Gusto Umbria.

Ci aggiorniamo con il nuovo Anno: è prevista una festa chiamata” serata di nostalgia” il cui programma uscirà a breve.

 

Cittaslow : Eletto il nuovo coordinamento delle cittaslow italiane e inaugurata la nuova sede a Palazzo dei Sette. Barbara Paron,Sindaco di Vigarano Mainarda (FE), eletta Coordinatore della Rete Nazionale di Cittaslow

 

ORVIETO – Con la partecipazione di oltre 60 Sindaci e delegati si è tenuta venerdì scorso ad Orvieto l’Assemblea delle Cittaslow  italiane, le cittadine piccole e medie del Buon Vivere che mettono al centro la resilienza economica e sociale, cultura e memoria, innovazione e tecnologia per la sostenibilità e i servizi, una nuova strategia di pianificazione urbana, rurale e turistica.
A presiederla Stefano Pisani, Sindaco di Pollica, e Presidente di Cittaslow International, l’Associazione  con sede ad Orvieto che oggi conta oltre 240 municipalità associate in 30 paesi. A fare gli onori di casa, il Sindaco di Orvieto, Giuseppe Germani che ha portato i saluti dell’Amministrazione e dell’intera città di Orvieto, la quale oltre ad essere una delle quattro fondatrici con Greve in Chianti, Positano e Bra, “ha contribuito in questi lunghi anni a sviluppare Cittaslow in Italia e nel mondo, ed oggi è particolarmente orgogliosa di offrire una nuova Sede Sociale a Cittaslow International a Palazzo dei Sette”.

L’occasione è stata utile per ribadire i fondamenti di Cittaslow, “un metodo applicativo per lo sviluppo locale”che riscuote ormai sempre più successo in tutto il mondo, dagli Usa alla Cina, dalla Corea del Sud alla Colombia e in tutta  Europa. I sindaci convenuti hanno potuto fare  il punto su quanto fatto fino ad oggi a livello nazionale, sulle criticità riscontrate,  e sui nuovi obiettivi a breve e medio termine che verranno messi in essere dal nuovo Coordinamento presieduto da Barbara Paron, Sindaco di Vigarano Mainarda, una Cittaslow del Ferrarese.

“L’Italia – ha spiegato il Presidente Pisani – ha creato questo nuovo sistema di qualità per le città che oggi riscuote grande successo in tutto il mondo grazie all’impegno di molti Sindaci, operatori economici e sociali, cittadini: uno dei compiti del nuovo Coordinamento italiano sarà quello di proseguire la strada avviata da quasi un ventennio e ribadire le ragioni fondative che hanno da sempre visto il nostro paese elemento trainante del movimento”.

In Italia infatti sono maturate nelle Cittaslow centinaia di esperienze e progetti di eccellenza, le famose buone pratiche delle Cittaslow che fanno scuola in molti settori e che oggi sono al centro del “Tavolo dei Progetti, illustrato in Assemblea dal Segretario Generale, Pier Giorgio Oliveti:i temi sono quelli dei beni comuni, materiali e immateriali, della pianificazione strategica urbana e territoriale in senso sostenibile, dell’educazione e della scuola, del turismo Cittaslow, sartoriale, esperienziale e rispettoso delle identità e del patrimonio ambientale e culturale, la messa in valore dell’agricoltura, dell’artigianato, dei beni culturali.  Nello spirito di impegno e alleanza con le tematiche di Slow Food che fin dal primo momento grazie a Carlo Petrini hanno ispirato il movimento, il Sindaco di Greve in Chianti, Paolo Sottani, ha proposto di intitolare una piazza a Terra Madre in ogni Cittaslow, mentre Mario Grosso, Sindaco di Usseglio, ha ribadito l’importanza di rafforzare la comunicazione istituzionale per far conoscere all’esterno quanto di buono si concepisce e si fa nelle Cittaslow.

Al termine del dibattito si è proceduto all’elezione del Coordinatore di Cittaslow Italia del nuovo Coordinamento per il triennio 2018-2020 che risulta così composto:

Amalfi(SA), Sindaco Daniele Milano

Asolo (TV), Sindaco Mauro Migliorini

Brisighella(RA), Sindaco Davide Missiroli

Caiazzo (CE), Sindaco Tommaso Sgueglia

Cisternino(BR), Sindaco Luca Convertini(*)

Cortona(AR), Sindaco Francesca Basanieri

Gravina in Puglia,(BA), Sindaco Alesio Valente

Greve in Chianti(FI), Sindaco Paolo Sottani(*)

Marradi(FI), Sindaco Tommaso Triberti

Morimondo(MI), Sindaco Marco Natale Marelli

Novellara(RE), Sindaco Elena Carletti

Orsara di Puglia (FG), Sindaco Tommaso Lecce

Penne(PE), Sindaco Mario Semproni

Santarcangelo di Romagna(RN), Sindaco Alice Parma

Torgiano(PG), Sindaco Marcello Nasini

Trevi(PG), Sindaco Bernardino Sperandio

Vigarano Mainarda (FE), Sindaco Barbara Paron,eletta Coordinatore della Rete Nazionale di Cittaslow

(*) Cisternino e Greve in Chianti operano una staffetta da due seggi in Comitato di Coordinamento Internazionale che lasciano ad Abbiategrasso(MI) e Tolfa(RM) e verranno ufficializzati al primo Coordinamento Internazionale a Febbraio 2018.

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BARBARA PARON, THE MAYOR OF THE CITTASLOW OF VIGARANO MAINARDA(I) IS THE NEW COORDINATOR OF THE ITALIAN CITTASLOW NETWORK. She was elected last Friday at the Cittaslow Italy Assembly in Orvieto that has renewed the National Coordination Committee too, composed by:
Amalfi(SA), Sindaco Daniele Milano

Asolo (TV), Sindaco Mauro Migliorini

Brisighella(RA), Sindaco Davide Missiroli

Caiazzo (CE), Sindaco Tommaso Sgueglia

Cisternino(BR), Sindaco Luca Convertini(*)

Cortona(AR), Sindaco Francesca Basanieri

Gravina in Puglia,(BA), Sindaco Alesio Valente

Greve in Chianti(FI), Sindaco Paolo Sottani(*)

Marradi(FI), Sindaco Tommaso Triberti

Morimondo(MI), Sindaco Marco Natale Marelli

Novellara(RE), Sindaco Elena Carletti

Orsara di Puglia (FG), Sindaco Tommaso Lecce

Penne(PE), Sindaco Mario Semproni

Santarcangelo di Romagna(RN), Sindaco Alice Parma

Torgiano(PG), Sindaco Marcello Nasini

Trevi(PG), Sindaco Bernardino Sperandio

Vigarano Mainarda (FE), Sindaco Barbara Paron, the Coordinator of Rete Nazionale di Cittaslow Italia

(*) Cisternino and Greve in Chianti operate a relay from two seats in the International Coordination Committee that they leave to Abbiategrasso (MI) and Tolfa (RM). The official exchange will be made at the first International Coordination in February 2018.

Gusto Umbria  propone i prodotti del territorio ad Artigiano in Fiera a Milano !

Gusto Umbria  propone i suoi prodotti ad Artigiano in Fiera a Milano !

Un grande successo per i prodotti del Consorzio “Gusto Umbria Terre dell’Upupa”.

Il consorzio di recente costituzione avvalendosi di materie prime di alta qualità provenienti “esclusivamente” da produttori locali e grazie ad un laboratorio di trasformazione realizzato dal Comune di Parrano e affidatogli in gestione tramite un bando di evidenza pubblica, ha realizzato una gamma di prodotti che stanno riscuotendo un grande successo sul mercato.

Si va dalle confetture, partendo dalle Classiche (fichi, albicocche, susine ecc.) per arrivare ai frutti “dimenticati” cotogne, melagrane, marroni ecc. passando alle salse di ceci, cavolo o tartufo o i sughi pronti da abbinare alle paste artigianali preparate con grani antichi come il gentil rosso, che produttori laboriosi continuano a coltivare ed a ricercare con passione nonostante  le “moderne” logiche economiche, sostenuti da una richiesta sempre più marcata di prodotti sani e genuini.

Lo zafferano , l’olio, il vino, il miele i tartufi ed i funghi, in purezza o combinati, completano un’offerta per tutti i gusti e per tutte le occasioni.

La maniufestazione c’è fino a domenica 10 Dicembre alla  Fiera dell’Artigianato di Milano al Padiglione Umbria Pad 03 stand K105 per gustare i sapori dell’Orvietano

Biennale dello Spazio Pubblico 2017, pubblicate le sintesi dei workshop

Il Comune di Parrano ha partecipato alla Biennale dello Spazio Pubblico che si è tenuta il 25 maggio

presso l’Aula Ersoch, Dipartimento Architettura Roma TRE a Roma intervenendo al workshop 

” Piccoli Centri Storici in Rete.Lo Spazio Pubblico come Fattore Strategico di Rigenerazione e Coesione Sociale”

con tre reti di Comuni :

Umbria: Parrano, Castel Viscardo, Montecchio, Montegabbione, Monteleone d’Orvieto, Fabro,    Ficulle.

Basilicata:Tricarico, Stigliano, Grassano, Salandra, Vaglio, Pietragalla, Barile.

Lazio:Colleferro, Labico, Serrone, Piglio, Paliano, Cave, Vallepietra, Bellegra, Arpino, Atina.

Interventi dei rappresentanti delle tre Reti:

Valentino Filippetti, Sindaco di Parrano

Edoardo Tordi, SATPI Consulting

Mario Iacomini, Cuoco Custode

 

Pierluigi Sanna, Sindaco di Colleferro

Natale Nucheli, Sindaco di Serrone

Alfredo Galli, Sindaco di Labico

Luciano Rea, Presidente ADD Associazione Distretto del Design

Luca Calselli, Progetto Ri-Gymnasium

 

Angela Marchisella, Sindaco di Tricarico

Paolo Paradiso, Vice Sindaco di Tricarico

Alessandro Dragone, INU Basilicata

 

Oriana Cuccu, Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Politiche di Coesione

Filippo Tantillo, Coordinamento team di supporto Comitato Nazionale per le Aree Interne

Francesco Monaco, ANCI – Comitato Nazionale Aree Interne

 

Contributi dai Territori:

Gianluca Pasqui, Sindaco di Camerino

Alessandra Capezzuoli Ranchi, Coordinatrice In_NovaMusEUm

Marco Corsi, Palazzo Chigi di Ariccia, In_NovaMusEUm

 

Nicolò Savarese, Comitato di Coordinamento della BiSP

Ha introdotto e coordinato  Emma Tagliacollo (IN/Arch Lazio)

La sintesi dei workshop della BiSP 2017 è stata pubblicata in homepage del sito ed è scaricabile dal link:

Biennale Spazio Pubblico 2017
Sintesi dei workshop
La lettura comparata dei report dei 26 workshop che si sono svolti nel corso delle giornate conclusive della
IV edizione della Biennale fornisce interessanti indicazioni sullo stato del territorio e sui progetti promossi
dalle amministrazioni locali, da associazioni di cittadini , da raggruppamenti professionali, Università e cosi
via. Il progetto degli spazi pubblici e la loro fruizione sono importanti chiavi interpretative delle
trasformazioni economiche, sociali e culturali in atto e degli effetti che queste generano sul territorio.
I contributi sono stati concordi nell’identificare i problemi e le soluzioni in alcune parole chiave riassumibili
nell’”abbattimento delle barriere”. Oltre all’abbattimento delle barriere fisiche è necessario abbattere altre
barriere: quelle generazionali con la costruzione di spazi pubblici amichevoli per giovani, donne, anziani e
bambini ; quelle disciplinari favorendo la progettazione integrata e la collaborazione tra tecnici della
pubblica amministrazione e cittadini; le barriere sociali che dividono quartieri poveri e ricchi, separano e
chiudono in ghetti monoculturali diverse comunità etniche; infine quelle comunicative e conoscitive tanto
più dirimenti quanto più si estende la società della conoscenza.
Il workshop sulla “rigenerazione urbana” ha preso atto che un insieme di fattori ha contribuito negli ultimi
anni a modificare il quadro di riferimento dell’attività urbanistica. La crisi dei bilanci statali e delle
amministrazioni locali, accentuata dalla crisi e economica esplosa nel 2008, ha portato ad una inerzia
amministrativa che ha lasciato un vuoto in buona parte riempito da un “un grande slancio” progettuale di
cittadini e associazioni non professionali nei confronti della città da rigenerare. La crisi dell’ultimo decennio
ha coinciso con la fine della fase espansiva e con l’avvio della fase di rigenerazione urbana che riguarda il
corpo vivo della città e coinvolge di fatto tutti coloro che sono investiti da un progetto urbano in qualità di
residenti o esercenti di attività commerciali e produttive . Raramente un progetto di rigenerazione nasce a
tavolino e impone il suo iter senza interferenze ; più spesso è l’ insieme di attività culturali e sociali condotte
da cittadini e stakeholder che determinano la necessità e le condizioni del progetto. Si sta compiendo una
sorta di rivoluzione copernicana che vede in buona parte rovesciato il rapporto tra progetto e azione e
concepisce il piano come evento dinamico e il progetto come un processo. Si sta formando una nuova
consapevolezza e sensibilità del professionista per il quale la partecipazione di cittadini e stakeholder è un
fattore determinante per definire i requisiti del progetto.
Quasi mai i processi rigenerativi derivano dalla previsione urbanistica ordinaria o dalle norme esistenti, sono
in genere gemmati e sviluppati da enti ,cittadini o privati “non in contrasto” ma nell’indifferenza del sistema
regolativo urbano.
A fronte di un sistema regolativo “atemporale” il fattore tempo svolge un ruolo importante: da un lato è
necessario mantenere vive le energie che hanno avviato il processo e quindi garantire continuità al processo
che non può essere interrotto da finanziamenti a singhiozzo o da avvicendamenti politici; dall’altro è
importante valutare le opportunità di destinazioni d’uso temporanee coerenti con l’attualità dei bisogni e
la rapidità dei cambiamenti degli stili idi vita.
La discontinuità amministrativa è uno degli aspetti più critici, riscontrato anche nel corso del workshop che
ha affrontato il tema del “ruolo delle amministrazioni nella promozione realizzazione gestione dei
progetti”. E’ molto frequente che il progettista debba surrogare, se non sostituire, i responsabili
amministrativi se vuole portare a compimento l’opera. L’apparato normativo risulta spesso un ostacolo,
favorisce azioni di resistenza amministrativa. Gli ostacoli si rivelano più impegnativi quando il
finanziamento proviene dai programmi europei per i quali poche amministrazioni sono dotate di un
apparato competente. In conclusione, la realizzazione di un “progetto pubblico” richiede una forte volontà
politica che si esplica nella assunzione di responsabilità nel portare a compimento l’intero processo che
deve avere una figura di coordinamento solida, certezza economica, condivisione con i principali attori
economici e sociali.
Da oltre due decenni si realizzano processi partecipativi avviati dalle amministrazioni locali o promossi dai
cittadini. Alcune Regioni come Toscana e Emilia Romagna hanno legiferato per regolamentare i percorsi di
coinvolgimento. Una commissione INU ha stilato “ la carta dela partecipazione” con l’obiettivo di fissare
alcuni principi essenziali ai quali conformarsi se si intende promuovere iniziative efficaci . Il workshop sulla
“progettazione collaborativa” ha anzitutto ritenuto opportuno superare la vaghezza del termine
“partecipazione” e ha proposto una definizione più precisa che, tra l’altro, non eluda la necessità e
centralità del progetto. Il workshop ha affrontato una serie di questioni cruciali: come valutare l’efficacia
degli strumenti di coinvolgimento dei cittadini? Sono stati sperimentati nuovi metodi di indagine sociale e
di co-progettazione che permettano di valorizzare ulteriormente i contributi dela società attiva ? Come
risolvere la sostenibilità economica del processo di co-progettazione?
Per una valutazione critica dei processi le Regioni Toscana e Emilia Romagna hanno usato strumenti
suggeriti dalle rispettive Autorità di garanzia, come questionari ex ante ed ex post. Per una valutazione
approfondita servirebbero strumenti di valutazione multicriterio capaci di misurare il livello di
coinvolgimento, la rappresentatività dei partecipanti, le professioni, classi di età ecc.…Nel caso di processi
che si concludono con la realizzazione di un’opera andrebbe valutata la qualità della realizzazione e come
l’opera viene usata dai cittadini . Per l’aspetto economico, al di là dei processi avviati dalle Pubbliche
Amministrazioni che in alcuni casi prevedono un quota di finanziamento, è necessario individuare modalità
di sostegno economico per i processi autogestiti come il crowdfunding, il ricorso a sponsor privati ecc.. Una
risorsa fondamentale è costituita dagli spazi messi a disposizione gratuitamente o a basso costo, come ad
esempio gli hub. La creazione di reti, l’unione di esperienze simili, la replicabilità delle esperienze
contribuiscono all’autosostenibilità delle pratiche di coprogettazione. Fondamentale è far emergere la
trasparenza del processo facendo partecipi i cittadini di tutte le fasi: condividere la creazione di una
mappatura delle organizzazioni che partecipano, formalizzare gli esiti di ogni fase attraverso verbali,
protocolli e patti, prevedere continui feed back. Le Amministrazioni locali dovrebbero promuovere non solo
processi riferiti ad opere puntuali ma programmare consultazioni periodiche che favoriscano la costruzione
di scenari futuri incrementali condivisi con i cittadini.
In riferimento alle metodologie è necessario adattarle ai contesti specifici e agli obiettivi proposti, ibridando
tecniche differenti. Ma le tecniche non sono efficaci se non sono supportate da “condizioni abilitanti” tra le
quali è molto importante l’empatia che si stabilisce tra chi conduce il processo e chi vi partecipa.
Se da un lato è importante la partecipazione dei cittadini e il coinvolgimento degli stakeholder dall’altro è
altrettanto decisivo, per il buon esito delle azioni di rigenerazione, la convergenza di diverse discipline per
l’attuazione di progetti integrati. Il workshop sulla “città creativa”, esito di un call for paper che ha
registrato oltre 70 contributi, ha sollecitato il dialogo interdisciplinare tra architetti, avvocati, ingegneri e
sociologi con lo scopo di individuare quegli aspetti innovativi, eterodossi, espressioni di originalità e
dinamismo che si manifestano per iniziativa di diversi protagonisti della scena urbana. La creatività risulta
centrale nelle strategie di rigenerazione urbana sostenibile, è portatrice di innovazione e catalizza le
pratiche sociali . La diffusione spontanea di pratiche creative contribuisce a diffondere nuove dimensioni
progettuali quali la temporaneità, l’informalità, la flessibilità.
Le comunità possono avviare processi creativi e inediti con la promozione dell’”arte pubblica”. Il workshop
che ha affrontato il tema ha messo in rilievo il carattere innovativo di molte esperienze che hanno portato le
comunità a ricostruire la propria storia e rafforzato l’identità locale. Una particolare attenzione è stata
riservata a quegli interventi che restituiscono centralità a tessuti urbani degradati attraverso il riuso di spazi
abbandonati come mercati, ex fabbriche, stazioni, cinema chiusi che hanno trovato nuove destinazioni
d’uso grazie all’innesto di interventi artistici. Per un’adeguata valutazione degli effetti provocati dagli
interventi, si dovranno prendere in considerazione anche le fasi successive ala realizzazione cioè la fruizione
e le ricadute in termini di risorsa educativa e lascito culturale. E’ necessario approfondire il significato di
parole che ricorrono: pubblico, sostenibile, creativo, condiviso e sui concetti di effimero, temporaneo,
permanente e prestare più attenzione alle esperienze che vedono la totale assenza delle istituzioni.
Il workshop internazionale ha ribadito Il valore della condivisone progettuale e della creatività sociale per
realizzare spazi pubblici apprezzati dai cittadini-utenti. Le prerogative indispensabili per un buon progetto di
spazio pubblico sono ribadite dalla SDG11.7 “universal access for all” della Conferenza Habitat III
promossa da UN-Habitat che si è svolta a Quito lo scorso anno. Spazi pubblici progettati dall’alto sono
spesso aridi, impersonali e trascurati. Un importante ingrediente oltre il fattore estetico è quello della
felicità che può essere trasmessa da uno spazio pubblico che è pensato anche per divertire. E’ necessario far
circolare la documentazione di esperienze che possono essere condivise tanto più se propongono
meccanismi innovativi di finanziamento come il crowdfunding: significativa l’esperienza riportata da
architetti di Città del Guatemala che hanno redatto “the Urban Jungle Catalogue” a Guatemala City.
Promuovere inziative che facciano emergere i desideri dela collettività è la proposta del workshop “il paese
che vorrei” che ha messo in mostra e discusso gli esiti dela call omonima già lanciata in occasione del XXIX°
Congresso INU. E’ una chiamata indirizzata a tutti, senza distinzioni di ruolo, compresi i “curiosi”, affinché
esprimano idee e proposte. Ne è emerso un panorama molto ricco di “prodotti” a diverse scale, che
confermano il ruolo centrale dello spazio pubblico nelle iniziative di rigenerazione che devono tutte
fondarsi sull’ascolto dei cittadini/utenti. Alla grande varietà di soggetti proponenti è corrisposta una
grande varietà di temi: visioni di territori, città, luoghi, nuovi indicatori, rischio ambientale, autocostruzione,
programmi per aree interne, reti per la collaborazione industriale, progetti per migliorare l’istruzione e cosi
via. E’ stata proposta la realizzazione di un toolkit di buone pratiche dello spazio pubblico a partire dalla
Carta adottata dalla Bisp 2013.
La call for papers “città accessibile a tutti” ha ripreso un tema già affrontato nell’ambito del programma
del’INU “progetto paese” e ha dato luogo a un workshop al quale hanno portato contributi oltre 120
persone in rappresentanza di 60 esperienze e realtà diverse. I 6 tavoli di lavoro hanno tutti confermato che
la partecipazione è un metodo operativo irrinunciabile sia per avere una conoscenza precisa dei luoghi e
dei problemi sia per una assunzione di responsabilità collettiva . E’ stata sottolineata la settorialità che ha
caratterizzato le politiche finora adottate, riferite alla categoria dei disabili e all’eliminazione delle barriere
architettoniche mentre il tema va affrontato in termini di progettazione integrata.
L’“accessibilità per tutti” deve essere pensata e praticata come un sistema in grado di agire alle diverse scale
spaziali, di svilupparsi sui vari piani istituzionali e all’interno delle differenti dimensioni pianificatorie. La
compilazione di un vocabolario condiviso può essere un valido supporto per portare il tema all’attenzione di
tutti e funzionare da stimolo per interventi integrati nonché fare chiarezza su aspetti finora poco considerati
come le disabilità cognitive e quelle economiche e sociali. E’ sottovalutato il vantaggio competitivo che
acquisisce la città accessibile a tutti tanto più in un contesto d’ invecchiamento della popolazione: due
campi d’azione da implementare sono il turismo accessibile e le tecnologie digitali in chiave smart city. Le
criticità sono dovute più a una perdurante mancanza di sensibilità e all’uso poco razionale delle risorse
disponibili che alla mancanza di norme. Progetti settoriali che sono finanziati ad hoc il più delle volte non
completano le opere per il venir meno dei finanziamenti. Ciò conferma la necessità di inserire
organicamente l’accessibilità per tutti in una progettazione strategica. I PEBA (Piani Eliminazione Barriere
Architettoniche) sono strumenti obbligatori che le PA debbono redigere e in caso di inadempienza
prevedono il commissariamento di Comuni e Province , ma la norma non è mai applicata. Invece di essere
strumenti settoriali trascurati possono divenire strumenti per conoscere la realtà del territorio capaci di
indirizzare strategie integrate. Con questa finalità si può prevedere la revisione dell’impianto normativo,
che non si basi solo sulla rispondenza agli standard ma sia in grado di rispondere ai continui rapidi
cambiamenti della società. La cultura progettuale e in particolare quella amministrativa dovrebbe adeguarsi
al dinamismo sociale semplificando le norme e abbattendo le barriere burocratiche. Non sono raggiungibili
i risultati auspicati se non si lavora in rete, con la circolazione delle informazioni tra tutti i soggetti pubblici e
privati per affrontare insieme le criticità e favorire la replicabilità delle buone pratiche.
Si sta consolidando una pratica di collaborazione tra soggetti omologhi ( Comuni, Associazioni di cittadini,
Università) anche grazie ai finanzianti europei che agevolano gli scambi, la reciprocità ecc. La costruzione di
reti tematiche è un tema che ha attraversato diversi workshop. E’ molto sentita la necessità di confrontarsi
con realtà simili e unirsi per rafforzare il potere contrattuale e realizzare forme di sussidiarietà
programmatica nei confronti di una politica che fatica a costruire ipotesi strategiche di medio lungo periodo.
Le reti consentono di superare l’isolamento mettendo a sistema risorse e competenze, di ottimizzare i costi
e valorizzare le identità locali.
Il workshop “piccoli centri storici in rete” ha riunito tre reti di piccoli paesi dell’Umbria, della Basilicata e del
Lazio che hanno assunto come tema lo spazio pubblico inteso come fattore strategico di rigenerazione e
coesione sociale. Il workshop ha approfondito la criticità dello stato attuale e i vantaggi di messa in rete dei
servizi ammnistrativi, della gestione del verde pubblico ,della valorizzazione del turismo e delle produzioni
locali comuni. Per attivare una rete intercomunale è necessario coinvolgere attivamente le comunità locali
(singoli cittadini, associazioni, istituzioni), favorire sinergie e complementarietà per la valorizzazione delle
eccellenze locali produttive e culturali, promuovere forme istituzionali di associazione delle funzioni
pubbliche facendo leva sugli strumenti di pianificazione e amministrativi esistenti quali unioni di comuni,
piani intercomunali ecc.
Una rete che si sta consolidando è quella delle comunità in cammino. La comunità “cammina Molise”
raccoglie ogni anno centinaia di persone in una camminata che porta a scoprire borghi e territori di una
Regione dove può nascere un turismo mitigato, volano per lo sviluppo di un indotto legato alle risorse
naturali del territorio. Festival della via Francigena, Piedibus del benessere, Lunga Marcia per l’Aquila,
Visure acatastali, Appennino da rivivere, Giornata nazionale del camminare, sono solo alcune delle iniziative
promosse da varie reti di camminatori illustrate nel corso del workshop. Il Consiglio Regionale del Lazio ha in
programma l’approvazione di una legge Regionale sui cammini.
Antesignana del “camminare in città per scoprirla” è stata la giornalista statunitense Jane Jacob che vede
negli ultimi anni una rivalutazione della sua opera e del suo modo concreto di riflettere sull’urbanistica.
Il workshop “INU per Jane’s Jacob walk” nasce dall’omonima call for paper lanciata dall’INU nello scorso
marzo ed ha riunito i gruppi che hanno aderito alla call per un confronto di esperienze. L’iniziativa nasce in
collaborazione con la piattaforma internazionale “Jane’s Walk” che organizza tutti gli anni, in tutto il mondo,
nel mese di maggio, passeggiate libere e gratuite che esplorano le città in modo critico. Le “conversazioni
itineranti” forniscono una conoscenza dettagliata dei luoghi, evidenziano pregi e criticità dei contesti fisici e
sociali, confermano che apprendere “dal basso in presa diretta” è determinante per una pianificazione e
realizzazione di interventi davvero efficaci.
La progettazione e gestione degli spazi pubblici richiama inevitabilmente il tema dei beni comuni, presente
in diversi workshop e affrontato in modo più sistematico nel workshop “viaggio nella governance dei beni
comuni”. I cinque tavoli tematici relativi a Efficacia, Economia, Politica, Democrazia e Conflitto si sono
interrogati sull’idea di bene comune. E’ un tema che si colloca in una vasta area compresa tra due estremi:
da un lato quello delle enormi potenzialità contenute nelle spinte sociali di riappropriazione dei beni
comuni e dall’altro quello della mistificazione politica che utilizza l’idea per surrogare impropriamente la
mancanza di risorse economiche e di responsabilità amministrativa. il concetto di bene comune va esteso
agli elementi immateriali come la conoscenza, la memoria, la cultura, e riferito ai beni materiali può
estendersi anche ai rifiuti nella misura in cui essi rappresentano una risorsa. Quali indicatori di efficacia si
possono applicare alle pratiche di gestione conosciute? E’ possibile valutare se le sperimentazioni sono
funzionali o meno al sistema prevalente di produzione economica? Le prove di gestione di beni comuni
configurano una dimensione più avanzata della partecipazione civica? Il workshop ha messo in rilievo
l’importanza del tema e delle pratiche connesse che rappresentano un ambito molto vitale per
sperimentare nuovi equilibri e relazioni tra istituzioni e cittadini. E’ difficile individuare indicatori misurabili
in termini economici delle pratiche di gestione sia perché queste non hanno raggiunto una maturità e
diffusione tali da configurare un sistema sia perché incidono su categorie difficilmente misurabili come, ad
esempio, la vivibilità urbana. E’ necessario lavorare sulle diverse dimensioni del tempo: il quadro normativo
è carente e non supporta in modo adeguato quei processi innovativi che prevedono usi temporanei. I
decisori politici devono far propria una visione sistemica, valorizzare le reti istituzionali e sociali per
favorire la diffusione delle pratiche di gestione. La gestione condivisa contempla momenti di conflitto tra
interessi contrapposti che vanno gestiti e integrati in un processo incrementale di consapevolezza civica e di
corresponsabilità pratica. La carenza normativa ingenera diffidenza da parte dei responsabili della pubblica
amministrazione che può essere ovviata con la costruzione di un organismo intermedio, o con l’affidamento
ad uno esistente, che faccia da garante verso le istituzioni e da catalizzatore di realtà territoriali disaggregate
che difficilmente hanno la forza di comporsi e formalizzare intese. Le pubbliche amministrazioni devono
svolgere più un ruolo di facilitazione, di messa in rete, di sostegno piuttosto che regolamentare
rigidamente nei minimi dettagli le forme di gestione. Un’amministrazione ferma nei principi e aperta nelle
relazioni con le realtà associative che si candidano alla gestione dei beni comuni può contribuire alla
realizzazione di una delle forme più mature della democrazia, che fa convivere visioni diverse, luoghi aperti
all’imprevisto, che si trasformano nel tempo coerentemente con le rapide trasformazioni sociali.
Il tema della sostenibilità ambientale o resilienza, per usare un termine più usato negli ultimi anni, fa da
sfondo ad ogni iniziativa di rigenerazione del territorio. Il workshop dedicato alle “infrastrutture verdi e blu”
ha sollecitato un cambio di paradigma del metabolismo urbano non più fondato sulla valorizzazione
immobiliare bensì sulla valorizzazione delle infrastrutture costruite per il riciclo delle risorse e per la
riappropriazione sociale e identitaria dei beni comuni. Le reti ecologiche delle acque e del verde
costituiscono il substrato materiale e ideale per un’integrazione tra iniziative locali di rigenerazione e scelte
sistemiche di natura reticolare. Reti infrastrutturali per la coesistenza dinamica tra acque e insediamenti,
adattamento e mitigazione del rischio idrogeologico; reti per il miglioramento delle condizioni
microclimatiche delle città; reti degli spazi “di scarto”, aree abbandonate o degradate da bonificare e
riciclare per usi collettivi, sociali e orientati all’innovazione ecologica; reti della mobilità con particolare
attenzione alla mobilità dolce; reti di spazi pubblici di qualità paesaggistica la cui valorizzazione favorisce la
qualità della vita e la sicurezza delle comunità insediate. Il paradigma progettuale ecologicamente orientato
che fa leva sulle dinamiche di riciclo di acque, suoli, rifiuti, incremento delle aree verdi, su cicli energetici
alternativi, praticato con tattiche e strategie place-based, aumenta il grado di consapevolezza delle
comunità locali, esasperate peraltro dalla percezione dei cambiamenti climatici. Le infrastrutture ambientali
possono essere il telaio che riconnette gli spazi pubblici urbani che promuovono la rigenerazione dei tessuti
esistenti insieme allo sviluppo di nuove economie circolari fondate sul riciclo. Va quindi ripensata la
dotazione degli attuali strumenti di piano di stampo quantitativo e funzionalista individuando nuovi
parametri in grado di rappresentare i caratteri performativi delle azioni di rigenerazione; bisogna superare
quindi la settorialità delle azioni ecologiche, favorire la progettazione integrata grazie alla dimensione
multiscalare e multi sistemica delle infrastrutture, prefigurare modalità innovative di coinvolgimento degli
attori economici attraverso adeguati dispositivi premiali e fiscali.
“I contratti di Fiume” indicano percorsi di progressivo riavvicinamento delle comunità locali agli ambiti
fluviali passando per le fase dela conoscenza delle potenzialità e dei problemi alla fase progettuale e infine a
quella gestionale. Il laboratorio omonimo ha messo a confronto tre esperienze che riguardano il fiume
Meolo in Veneto, l’Esino nelle Marche e la media valle del Tevere nel Lazio. Si è condiviso l’impegno di
riflettere all’interno dei tre contratti su vari temi: anzitutto sul rapporto pubblico/privato visto alla luce
dell’accessibilità e dell’opportunità di aree e attrezzature per la fruizione lungo i fiumi ,che comportano
rapporti con gli enti gestori quali consorzi, enti parco ecc.; in secondo luogo sulla metodologia di analisi
scegliendo casi pilota; infine sulle caratteristiche del processo partecipativo più efficace. Il tavolo nazionale
sui contratti di fiume in accordo con Ministero dell’Ambiente e ISPRA ha sancito l’articolazione dei
programmi relativi. Le conclusioni del workshop, a cura di esponenti del Ministero dell’Ambiente, ha
proiettato il programma verso la ricerca di politiche e strategie macro-regionali per prospettive
transfrontaliere dei contrati di fiume.
“Paesaggi di crisi” è il workshop promosso da AIAPP con l’obiettivo di analizzare Il progetto di paesaggio
nella sua accezione più vasta e comprensiva in grado di esercitare una funzione strategica nella
rigenerazione dei luoghi. E’ stata evidenziata la criticità dei borghi abbandonati e nel contempo le loro
potenzialità intrinseche riferite al turismo sostenibile e a una migliore qualità della vita oltre alla possibilità
di sviluppare la multifunzionalità agricola promossa dal PAC. “Paesaggi dell’emergenza” sono quelli messi a
nudo dagli eventi catastrofici del sisma e delle frane: è necessario pensare a nuovi paesaggi urbani resilienti,
flessibili e adattivi che tuttavia non siano caratterizzati da insediamenti temporanei che poi diventano
definitivi creando “spaesamento” e desolazione. Interessante è stata la disamina dei casi del Friuli Venezia
Giulia e delle Marche in cui le leggi regionali sui Parchi Urbani hanno permesso di ricostituire l’identità dei
luoghi a partire dagli spazi pubblici. Il progetto di paesaggio inteso come processo interdisciplinare teso a
rafforzare la rete infrastrutturale ecologica svolge un ruolo strategico per il miglioramento del
“metabolismo urbano” e incide positivamente sui diversi aspetti dela sostenibilità ambientale:
miglioramento microclimatico con assorbimento di CO2 e produzione di ossigeno; drenaggio del suolo e
recupero acque fitodepurate; creazione di superficie e spazi di produzione geotermica, fotovoltaica,
eolica ,biomasse; riciclo e riutilizzo di materiali.
Il workshop sui “disastri ambientali e ricostruzione” ha registrato ancora una volta l’estrema vulnerabilità
del territorio colpito dal terremoto . I partecipanti hanno sviluppato un’analisi comparata delle procedure
adottate in occasione dei diversi episodi sismici degli ultimi decenni.
“San Lorenzo Green Network” è una sperimentazione che vede la collaborazione tra un corso di Urbanistica
dell’Università La Sapienza, un Istituto professionale e un’associazione. Il progetto riguarda un’ipotesi di
percorso verde continuo che connetta il maggior numero di elementi emergenti del quartiere romano di
S.Lorenzo. Il workshop ha documentato l’ipotesi progettuale basata sulle analisi urbane e sulle mappe
qualitative elaborate durante il corso e integrate attraverso un processo partecipativo con gli abitanti del
quartiere. In particolare si è scelto di presentare il punto di vista dei bambini/adolescenti/studenti
universitari come preferenziale per l’individuazione di un percorso del Green Network, pensato come
“walkable street”, ovvero come un itinerario pedonale accogliente, sicuro e piacevole, dove progettare una
serie di interventi “verdi” (tetti verdi, giardini verticali, pavimentazioni permeabili, inserimento di alberature
ed elementi vegetazionali). Il percorso sperimentale è stato affiancato dalle attività di un gruppo artistico
che ha lo scopo di definire altre prospettive di lettura del quartiere e proporre agli studenti universitari e
agli allievi dell’Istituto Borsi nuovi percorsi esplorativi. Il progetto si è misurato con importanti progetti di
verde pubblico realizzati in Francia esposte dal progettista del quartiere sostenibile Clichy Batignolles di
Parigi e dal responsabile del Comune di Parigi che segue i progetti innovativi che riguardano la Petite
Ceinture , progetto che prevede la riqualificazione della ex-cintura ferroviaria attraverso la preservazione
della vegetazione e l’individuazione di nuove attività con l’obiettivo di trasformarla nella nuova cintura
verde di Parigi.
La presentazione di “Gardentopia” ha fatto conoscere un progetto del Dossier Open Future di Matera
Capitale Europea della Cultura 2019 dedicato alla valorizzazione del verde e alla partecipazione attiva della
cittadinanza. Spazi verdi abbandonati possono essere trasformati in spazi di comunità, di aggregazione
sociale. Grazie al progetto sono stati firmati accordi quadro tra cittadini, Comune di Matera e Fondazione
Matera Basilicata 2019 per l’affidamento di alcune aree. Si formano in tal modo delle “comunità di
patrimonio” secondo le indicazioni dela Convenzione Faro. La riappropriazione di spazi pubblici intesi come
patrimonio comune richiede la formazione di vaste alleanze sociali: nel progetto “Gardentopia” si è formato
un vasto fronte composto da Comune di Matera, altri Comuni aderenti, dall’Università degli Studi di
Basilicata, dagli Ordini professionali, dal FAI, dal Touring Club Italia, da Legambiente e dagli Scout AGESCI e
CNGEI. Per mettere in chiaro diritti e doveri è necessario per le Amministrazioni dotarsi della Carta del Bene
Comune condivisa con i cittadini che tracci con chiarezza il percorso e le competenze di ciascuno. Questi
temi sono stati affrontati anche nell’incontro “agricoltura urbana e giardini di comunità” che ha raccolto
esempi e buone pratiche in particolare riferite ai giardini scolastici. L’incontro ha messo in evidenza le
potenzialità, gli aspetti innovativi e le principali criticità. Tra le potenzialità sono indicate la
multidisciplinarietà e la capacità di fare rete. Tra gli aspetti innovativi la forte valenza educativa e didattica,
l’attivazione di economie circolari per l’autosostentamento, il ruolo dei progettisti che devono gestire un
processo complesso che va dal coinvolgimento degli stakeholder all’ideazione del cantiere, da pratiche di
autocostruzione a organizzazione della manutenzione. Le criticità riguardano l’impreparazione degli enti
pubblici a gestire processi di questa natura, la difficoltà nel dare continuità ai progetti con la gestione e
manutenzione degli spazi realizzati.
Tra le opportunità di infrastrutturare il territorio con sistemi ecocompatibili un ruolo non secondario può
svolgerlo la mobilità dolce. Il workshop che si è occupato del tema ha anzitutto precisato che non ci si deve
riferire solo alle piste ciclabili e alle zone pedonali bensì va concepito un sistema che intreccia
virtuosamente le reti di mobilità dolce con la struttura del trasporto urbano. Il laboratorio ha riportato
l’attenzione sula qualità e vivibilità della città sia nella sua dimensione macro (il sistema urbanometropolitano)
che micro (la realtà locale, il quartiere, il vicinato). E’ stato notato che malgrado la forte
domanda e i molti progetti la realizzazione degli interventi è molto carente, frammentaria, molto distante
dagli standard europei di vivibilità urbana. Il tema dell’accessibilità è declinato come diritto al movimento.
E’ auspicato un grande progetto di opere pubbliche minori, di interventi di manutenzione e pavimentazione,
di risistemazione di marciapiedi e sottoservizi. Interventi che visti nella loro globalità e pluralità configurano
una grande opera pubblica con ricadute positive sulla qualità urbana e sulla valorizzazione economica e
immobiliare.
Il workshop “La città attiva” ha messo in evidenza l’opportunità di accomunare politiche urbanistiche,
educative, mobilità dolce, promozione dell’attività motoria e delle pratiche sportive in una visione
interdisciplinare. Sul piano della promozione della salute pubblica una delle priorità assolute è identificata
nella cura dell’ambito urbano con riferimento alla lotta alla sedentarietà e alla diminuzione degli inquinanti.
Dovranno essere promossi stili di vita attivi (sportive environments come target n.11 della Agenda ONU
2030) e sviluppate iniziative di mobilità sostenibile. Si dovrà sviluppare la camminabilità nei centri storici
grazie alla diffusione di aree pedonali e in generale andranno incentivate le “comunità camminanti” anche
nell’ottica della fruizione “corporea” dei beni culturali e delle opere d’arte. Il workshop ha sottolineato il
ruolo determinante esercitato dalle reti di spazi pubblici urbani che sviluppano interazioni e sinergie che
vanno oltre la semplice sommatoria degli spazi stessi. E’ stata ribadita la necessità di superare la
progettazione settoriale e sviluppare piani integrati in collaborazione con le comunità locali.
Il tema dela sostenibilità ambientale visto nella sua ampiezza contempla la sostenibilità sociale. I luoghi
dove si manifesta in forma più acuta l’insostenibilità della vita urbana sono i quartieri periferici dove si
concentrano i mali che la crisi economica ha reso più acuti: lavoro precario, illegalità, insicurezza. Il
workshop sulla “rigenerazione delle periferie e sicurezza urbana” ha affrontato il tema con la convinzione
che la rigenerazione urbana debba partire dalle periferie, cioè dai luoghi più degradati e insieme più ricchi
di potenzialità rigenerative. A patto che si esca dal modello monodisciplinare che vede separate le
competenze amministrative e professionali: solo interventi integrati multidisciplinari possono apportare
benefici effetti, consentono di ampliare conoscenze e azioni, inserire organicamente gli abitanti nei processi
di progettazione e realizzazione delle opere che il più delle volte hanno lunghi iter di esecuzione. Dovranno
essere rimessi al centro dell’interesse amministrativo e politico i bisogni quotidiani dei cittadini delle
periferie e si dovrà chiudere la fase della sedazione dei conflitti. Sedare vuol dire il più delle volte rinviare il
problema. Se l’approccio tecnico-amministrativo è fondato sull’ascolto e su una visione strategica
interdisciplinare assieme al problema si delinea anche la soluzione. Dalle esperienze di rigenerazione
riportate nel workshop emerge la centralità delle “comunità competenti endogene” che impongono alle
pubbliche Amministrazioni e alle élite locali pratiche di intervento innovative, producono conoscenze
approfondite dei territori, generano una consapevolezza diffusa e fertili contaminazioni disciplinari. Con
queste premesse il progetto di rigenerazione delle periferie è in grado di ripristinare sicurezza e legalità. La
massiccia disoccupazione di giovani costretti ad una forzata inattività, la promiscuità di gruppi di origine
etnica diversa, il radicamento di reti illegali sono gli ingredienti di quell’impasto di illegalità che si chiama
“quartiere difficile” nel quale si producono più facilmente i “sistemi chiusi ed autonomi” che non offrono
alternative se non quella di aderire alle leggi della strada. Di conseguenza nei quartieri di periferia Il carcere
è parte integrante del panorama sociale. Il workshop ha messo in rilievo, attraverso testimonianze e progetti
pilota, quanto è determinante per la sicurezza sociale, in particolare nei quartieri di periferia, promuovere
politiche di integrazione dei giovani e migliorare le condizioni della vita carceraria, afflitta da
sovraffollamento e scarsa applicazione del principio costituzionale che sancisce la funzione rieducativa della
pena. L’elevata percentuale di recidivi, i quali, espiata la pena, tornano nei contesti periferici dai quali
provengono, costituisce un fattore di insicurezza sociale che appare come il disagio maggiormente
percepito.
Le periferie sono state oggetto di un bando nazionale di finanziamento per la “riqualificazione urbana e la
sicurezza delle periferie” che ha spinto a partecipare anche Comuni capoluogo di territori montani che non
hanno periferie degradate come nelle grandi città ma sono comunque carenti di risorse per la rigenerazione
di aree marginali. Il workshop “altre periferie d’Italia: i capoluoghi di provincia montani” ha riunito, su
iniziativa del Comune di Belluno, alcuni dei Capoluoghi montani che hanno risposto al bando. I progetti
presentati sono stati raggruppati in tre famiglie: la prima riferita a opere puntuali di manutenzione e
ricucitura urbana; la seconda riferita alla rigenerazione di parti di città; la terza riferita a interventi di scala
territoriale paesaggistica. L’individuazione di famiglie differenti è stata utile per approfondire le
caratteristiche dei finanziamenti necessari e quindi la relativa fattibilità delle iniziative. Gli interventi a scala
territoriale hanno necessità di reperire altre risorse pubbliche e private, contengono quindi una maggiore
sfida progettuale che è stata apprezzata dalla commissione di valutazione del bando. L’impegno assunto dal
workshop è stato quello di consolidare la rete dei 13 capoluoghi montani per partecipare al prossimo
eventuale bando periferie concentrandosi soprattutto su progetti a scala territoriale riferibili alla Carta
europea del paesaggio.
Le scuole svolgono un ruolo determinante per la formazione civica del cittadino. Non è azzardato sostenere
che la città è un fatto educativo in sé, luogo d’identità e di formazione, espressione del patto di cittadinanza:
è questo l’assunto che è stato alla base del workshop su “scuola e città educanti”. Un ruolo tanto più
importante e complesso quanto più sono rapide le trasformazioni sociali: gli spazi pubblici non sono più
elementi omogenei fondati su un’idea tradizionale di comunità, sono piuttosto caratterizzati da sempre più
accentuate differenze sociali e etniche, sono luoghi plurali e dell’incompiuto, espressione di una
complessità che va compresa in tutti i suoi aspetti. A fronte delle difficoltà delle istituzioni ad affrontare la
complessità del sistema, per contro si fanno strada e si moltiplicano le reti di solidarietà spontanea, le
azioni collaborative, visioni innovative del principio di cittadinanza. Il workshop ha riportato le esperienze
condotte in alcune scuole dell’area metropolitana di Roma e in un centro di accoglienza per rifugiati
presente nel quartiere di Pietralata. Le azioni si sono concentrate sull’area archeologica di Palestrina, in
collaborazione con la Sovrintendenza Archeologica responsabile dell’area, con l’obiettivo di rintracciare
nella storia le radici comuni sulle quali far crescere un rinnovato patto di cittadinanza.
Come delineare i campi d’intervento a fronte della travolgente trasformazione degli ambiti di competenza e
degli stili di vita indotta dalla pervasività delle nuove tecnologie digitali? Il workshop su “tecnologie digitali
e innovazione” ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni regionali, che hanno informato
sullo stato di attuazione dell’agenda digitale, e di rappresentanti di Università, mondo professionale e
imprenditoriale che hanno messo in evidenza le difficoltà dell’integrazione programmatica tra privati e
istituzioni pubbliche. E’ stata valutata l’efficacia della multipiattaforma “wikispaziopubblico” messa a
disposizione delle comunità tematiche che si sono formate alcuni mesi prima dell’evento conclusivo della
Biennale. Otto comunità tematiche hanno avviato i rispettivi siti e hanno potuto apprezzare le notevoli
potenzialità partecipative rese disponibili da un software come il wiki, predisposto per facilitare la
partecipazione di tutti i membri della comunità. Sarebbe auspicabile la formazione di numerose comunità
tematiche che si formano o si consolidano già nei prossimi mesi e preparano con i vari siti autogestiti il
terreno per la definizione del programma della prossima edizione della Biennale.
Il workshop “Collaborative mapping e politiche urbane” ha focalizzato le pratiche di collaborative mapping
in cui la costruzione collaborativa di mappe genera le creazione e condivisione volontaria di informazioni.
Tali pratiche oggi si presentano come possibili strumenti di indagine, costruzione e monitoraggio delle
politiche urbane a diverse scale. In particolare sono apparse in grado di: integrare la competenza esperta
con la conoscenza diffusa degli abitanti dei territori; promuovere la co-progettazione di servizi e nuove
forme di governance allargate; alimentare l’interazione nello spazio pubblico (rinnovando la dimensione
reale a partire da quella virtuale e viceversa) e, infine, sostenere il monitoraggio civico delle politiche e il
protagonismo attivo degli abitanti. L’incontro ha visto la presentazione di progetti che sfruttano le
potenzialità del collaborative mapping per la costruzione e l’implementazione di politiche a diverse scale
(urbana, metropolitana e Nazionale), su diversi temi (rigenerazione urbana, politiche giovanili, beni
confiscati) e coinvolgendo una varietà di attori (amministrazioni locali, abitanti temporanei e non, giovani,
associazioni e cooperative sociali).
La provenienza dei partecipanti alla Biennale da diverse regioni e continenti ha consentito una visione
ampia, con l’esposizione di esperienze che hanno trovato un comune terreno di confronto sulla
progettazione e fruizione degli spazi pubblici.
ANCI, Punto nazionale del programma Urbact in Italia, ha promosso un confronto tra diverse realtà
nazionali che hanno partecipato al programma. Nel corso del workshop sono state presentate le esperienze
delle città italiane che stanno lavorando sui temi della rigenerazione urbana .
Il Comune di Rieti, che ha operato anche nell’ambito del network “vital cities” che vede tra l’altro la
partecipazione di Cracovia e Budapest, ha messo a fuoco la valorizzazione degli spazi verdi per il
miglioramento della qualità della vita attraverso la promozione di attività sportive.
Il Comune di Napoli è capofila di un network di città come Bruxelles e Liverpool, finalizzato alla condivisione
di strategie di recupero di grandi strutture che possono diventare attrattori di crescita e innovazione. Il
network sta mettendo a punto una metodologia di partecipazione che punta a coinvolgere cittadini e
stakeholder nella definizione delle destinazioni d’uso dei cosiddetti “giganti dormienti”.
Analogo impegno quello del Comune di Piacenza, capofila dela rete MAPS, dedicata ala riqualificazione
delle strutture militari dismesse. Va rilevato come le priorità emerse dal percorso di condivisone con i
cittadini prevedano una serie di destinazioni d’uso temporaneo.
La progettazione partecipata è al centro delle attività del Comune di Bari volte alla rigenerazione urbana e
sviluppo infrastrutturale nel centro storico e nelle periferie. E’ sempre un metodo partecipativo quello che
ha adottato il Comune di S. Lazzaro di Savena per il rilancio di un complesso scolastico che ha coinvolto gli
studenti e le loro famiglie. L’azione è condotta nell’ambito del network “ReGeneration”che vede tra i
partner le città di Ercolano, Loulè e Riga e ha lo scopo di accompagnare le città impegnate in piani di
rigenerazione urbana a partire dal coinvolgimento dei giovani.
La partecipazione progettuale di studenti delle scuole elementari e di richiedenti asilo è il fattore
qualificante del rifacimento dell’area del Parco Michelangelo a Casoria. L’amministrazione è impegnata
anche sulla definizione di strategie per il rilancio delle cinture urbane nell’ambito dela rete SubUrbanReinventing
de Fridge che vede la partecipazione di città come Barcellona, Vienna, Oslo.
S. Donà di Piave è impegnata in un’altra rete europea che si confronta con il declino e spopolamento dei
centri storici di città di piccole e medie dimensioni. Anche in questa esperienza la metodologia partecipativa
è essenziale per far emergere nuove energie espresse da associazioni e giovani che hanno lavorato sul
recupero di una struttura storica.
In conclusione il workshop, ha registrato la diffusione delle metodologie partecipative e sottolineato la
necessità che i processi di condivisone progettuale siano inseriti in una visione integrata e interdisciplinare.
E’ stato importante il contributo di partecipanti stranieri alcuni dei quali già presenti alla Conferenza di
Quito. Grazie alla collaborazione di Un Habitat il workshop sulla cooperazione internazionale ha registrato
una convergenza di opinioni da parte dei circa 70 amministratori ed esperti provenienti da città Europee,
America Latina, Africa e Asia i quali hanno confermato l’interesse a partecipare alla prossima edizione della
Biennale.